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Acquedotto, game ove. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso del sindaco
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Acquedotto, game over. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso del sindaco

Cassino

Il pronunciamento definitivo è arrivato nella tarda mattinata di ieri: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso presentato dal sindaco di Cassino contro la nomina del commissario e il verbale del dottor Raio e di fatti ha messo le chiavi dell’acquedotto comunale nelle mani del gestore privato che da oggi potrà quindi avere pieni poteri sugli impianti. Poche righe, quelle messe nero su bianco ieri dal Consiglio di Stato nella sentenza numero 03733/2016, che spazzano via mesi di polemiche e mettono la parola fine a una telenovela che prosegue ormai da mesi.

La sentenza

Scrivono i giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato: «Ritenuta, ad un primo esame, l’insussistenza dei presupposti per l’invocata pronuncia cautelare, atteso che gli atti di cui è stata chiesta l’immediata sospensiva sono stati posti in essere dal commissario ad acta quali misure attuative del giudicato formatosi sulla sentenza di questa Sezione numero 2614-2015, come disposto dalla sentenza 19 maggio 2016, numero 2086, e che non risultano immediatamente apprezzabili, ictu oculi, i vizi di cui gli stessi sarebbero affetti secondo la prospettazione del Comune di Cassino».

Tradotto dal linguaggio burocratico-giudiziario all’italiano significa che non c’è, a prima vista, un pregiudizio irreparabile ai danni del Comune. Quindi, sempre i giudici della quinta sezione Francesco Caringella, Claudio Contessa, Paolo Giovanni Nicolò Lotti, Fabio Franconiero e Luigi Massimiliano Tarantino aggiungono: «Ritenuto, inoltre, non sufficientemente dimostrato il pregiudizio sotteso all’istanza cautelare del Comune medesimo; il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale respinge l'istanza cautelare (ricorso numero: 8579/2015)e condanna il Comune al pagamento delle spese della presente fase cautelare in favore di Acea Ato 5, spese che liquida in euro 2000,00, oltre accessori di legge. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 settembre 2016».

I commenti

Nella sostanza dei fatti il Consiglio di Stato respingendo il ricorso presentato da D’Alessandro entra in possesso della rete idrica comunale e gestirà il servizio. A poche ore dalla sentenza sulla piazza virtuale dei social subitosi scatenala polemica con accuse e difese. Sul primo cittadino si scatena il fuoco incrociato delle opposizioni e anche il fronte anti-Acea rischia di spaccarsi tant’è che l’ex consigliere comunale Vincenzo Durante subito marca le distanze rispetto alle scelte compiute dal primo cittadino: «Lunedì mattina chiederemo un incontro urgente perché la questione non è solo giuridica ma è politica. Avremmo preferito che D’Alessandro all’assemblea dei sindaci avesse messo la stessa energia che ha impiegato per far fuori il Pd per mettere sul tavolo quelle che erano le richieste del fronte anti-Acea di Cassino. E a proposito: che fine ha fatto questo famoso tavolo tecnico? Dove sono i referenti della politica regionale Abbruzzese e Fardelli? Noi non intendiamo spaccare il fronte con l’amministrazione ma è chiaro che se D’Alessandro perde l’acquedotto deve rassegnare le dimissioni perché non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. Ad Acea comunque diciamo: noi non ci arrendiamo, ci giocheremo tutto fino alla fine e siamo pronti alla disobbedienza civile». Gli fa eco Danilo Picano: «Da ora in poi invito il sindaco ad abbandonare i toni della campagna elettorale e concentrarsi a governare una città importante come Cassino con le delibere e non con gli spot».

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