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L’imprenditore Miri dà anticipazioni sul progetto: "Albaneta, non ci saranno resort"
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L’imprenditore Miri dà anticipazioni sul progetto: "Albaneta, non ci saranno resort"

Cassino

Non vuole svelare troppi dettagli. Eppure nella sua mente, e in quella dell’architetto Giacomo Bianchi, c’è un progetto in grado di risvegliare zone storicamente rilevanti come l’Albaneta e il suo hinterland.

L’imprenditore Daniele Miri ha le idee chiare su un concetto: la valorizzazione dell’esistente. Guai a dire che sposterà anche una sola pietra. Per lui i cassinati, gli italiani e i cittadini del mondo dovranno continuare a salire sul sacro monte e andare a respirare la sua storia millenaria a pieni polmoni. Ne ha fatto la sua mission sin da quando ha firmato il contratto d’affitto trentennale con l’abbazia di Montecassino, per mano del “primus” dom Donato Ogliari. È lui che ha le “chiavi” dell’Albaneta e che ha inserito nel contratto tra locatario e locatore un paniere di opportunità per sviluppare quei luoghi. Ma quello che farà a breve e che sarà presentato a settembre è una piccola ma significativa parte. Non entra nel merito, per non togliere il gusto della sorpresa, ma una cosa la chiarisce: “Non ci sarà alcun resort con vista”. Anche perché non ci sarebbero neppure i metri quadri necessari per ipotizzare la costruzione di un albergo di grandi dimensioni o per aprire un “birrificio” da chissà quanti posti. Allora che cosa si farà? A dare piccolissime anticipazioni è proprio lui, Daniele Miri, ideatore del progetto e locatario: “All’interno del progetto - spiega - c’è un ampio spazio dedicato alla conservazione e valorizzazione di quelli che furono i luoghi drammatici del secondo conflitto mondiale, con degli appositi percorsi e laboratori didattici. Chiarisco: seppur prima della conferenza stampa di settembre non vogliamo svelare i dettagli, posso comunque anticipare che non ci saranno resort o alberghi in quanto, come più volte ribadito anche dall’architetto Bianchi, andremo a ristrutturare e riqualificare le strutture esistenti che sono principalmente composte da fabbricati agricoli. Strutture che non lasciano certo lo spazio per costruire un albergo”.

E sul birrificio?

“Contrattualmente - lo dico per trasparenza - erano state previste varie opportunità. In realtà all’interno del progetto diamo ampio spazio a riscoprire quelle che erano le culture benedettine, per poterle raccontare ai nostri figli e ai figli di Cassino ma anche alle scuole di tutta Italia e di tutto il mondo con laboratori didattici, figure professionali che andremo a creare, anche insieme ai cittadini di Cassino. Quei luoghi sono ricchi di storia, fortunatamente non sono solo riconducibili alla finestra bellica - che sicuramente rappresenta la storia più drammatica del secolo scorso - ma racchiude millenni di vicende, usi, costumi, tradizioni, spiritualità: penso, per fare un esempio, al monastero di Santa Maria dell’Albaneta - che insieme ai resti del monastero di San Matteo - ha ricoperto nei secoli un ruolo fondamentale nella storia benedettina. Verranno resi parzialmente visibili, secondo le norme e le disposizioni del ministero in materia di tutela dei beni culturali, e la nostra idea è anche quella di creare un “cantiere didattico”, coinvolgendo le università territoriali. Sarà un luogo capace di attirare, sin da subito, gli studenti durante la fase di recupero e di restauro monumentale del luogo”.

Un esempio?

“È da ricordare che Albaneta farm, la fattoria dove sono presenti i capannoni che molti cassinati hanno visto, era in funzione fino agli anni ’80 e serviva non solo a sfamare i monaci ma anche i collegiali. Questa è un’ulteriore storia del dopoguerra che va raccontata”.

Insomma un’enorme opportunità per questa terra?

“Questo progetto rischia di riportare a Cassino un turismo nazionale e internazionale importante, trasformando la sola visita all’abbazia, che attualmente dura qualche ora, in un soggiorno più lungo, in un weekend dove i turisti dovranno necessariamente andare a Cassino a dormire e a mangiare. Una prospettiva che sicuramente appare molto positiva per la città e per la sua economia”.

Dopo le polemiche legate al villaggio di Natale è cambiato qualcosa?

“Non abbiamo mai cambiato il progetto. È sempre stato qui, dal momento che andiamo a fare un recupero e una valorizzazione dell’area. Per mettere la parola fine a quello che fu l’evento di Natale dico che si è trattato di un evento singolo, pensato per dare modo a famiglie e bambini di visitare l’area. Infatti la finalità era a scopo benefico, in quanto avremmo devoluto i fondi alle associazioni dei bimbi disabili di Cassino ma, nel momento stesso in cui abbiamo visto che i polacchi si sono sentiti offesi, ho deciso di interrompere tutto. Sicuramente c’è stata anche la strumentalizzazione delle associazioni belliche del nostro territorio che hanno scritto che stavamo deturpando l’area, cosa che non è assolutamente vera dal momento che siamo stato soggetti a controlli di enti preposti e nessuno ha ravvisato alcuna irregolarità. Non è vero - precisa ancora Daniele Miri - che sono state le autorità competenti a chiudere l’evento, ma è stato il nostro rispetto anche per una sola persona che si era sentita offesa”.

Altre anticipazioni?

“Dobbiamo attendere la presentazione del progetto e circa i detrattori del progetto, che ovviamente non possono conoscerlo né giudicarlo io posso invitarli ad andare a vedere quello che organizzavano diverse associazioni prima che divenissi locatario di un area privata. Io ho un contratto regolarmente registrato”.

Il riferimento è mirato verso realtà territoriali che avrebbero inserito pacchetti a pagamento dove venivano toccate anche alcune delle aree private, finite ora sotto la gestione dell’attuale locatario, per volontà dell’abbazia. C’è chi dice che vanno conservati i luoghi della guerra, è una delle principali accuse che ti vengono mosse: “All’interno del progetto c’è un ampio spazio dedicato alla conservazione e valorizzazione di quelli che furono i luoghi drammatici del secondo conflitto mondiale con degli appositi percorsi e laboratori didattici. Il nostro obiettivo è esattamente questo: conservare e valorizzare. Il resto non ci interessa”.

La curiosità di conoscere i dettagli sarà presto soddisfatta: entro fine settembre Miri e Bianchi prenderanno il microfono in mano e sveleranno l’intera idea progettuale. Poi si inizierà a lavorare.

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