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Segnali di ripresa delle partite Iva:  nel Lazio dopo gli italiani ci sono gli asiatici

Secondo i dati del dipartimento delle Finanze del Mef si registra un’inversione di tendenza per l’apertura delle partite Iva

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Segnali di ripresa delle partite Iva: nel Lazio dopo gli italiani ci sono gli asiatici

Il dato

Il popolo delle partite Iva sembra dare segnali di vita. Dopo che, nel 2015, in Ciociaria si è raggiunto il numero minimo di aperture con 4.297, nei primi sei mesi di quest’anno si registra un’inversione di tendenza. Quest’anno, a giugno, secondo i dati diffusi dal dipartimento delle Finanze del Mef, per la prima volta si è scesi sotto quota 400.

Il 2016 era iniziato con 561 nuove aperture, un numero superiore a quello di dodici mesi prima (561) anche se distante dalle 648 del 2013 e dalle 715 del 2014. Nel primo semestre si è raggiunta la cifra di 2.725 aperture contro le 2.521 dell’anno prima e ciò grazie all’incremento registrato nei mesi di gennaio, febbraio, aprile e maggio. Negli ultimi sette anni, ad eccezione del 2015, il numero di nuove partite Iva è oscillato tra le 4.661 del 2011 e le 5.044 del 2010. Un incremento si è registrato tra il 2009 (4.940) e il 2010, poi l’anno dopo discesa fino a 4.661 e leggera risalita a 4.705 nel 2012. Stabile il dato del 2013 (4.698) rispetto all’anno precedente, quindi nuovo salto inavanti con 4.965 nel 2014 e discesa a 4.297 nel 2015.

Nell’ultimo anno e mezzo, il dato migliore è rappresentato dalle 561 aperture di gennaio 2016, mentre, fatta eccezione per le sole 134 aperture di agosto 2015 (dato comunque in linea con gli altri anni), il minimo è dato dalle 333 aperture del luglio 2015.

Nel Lazio, nel 2015, il grosso delle aperture è riservato agli italiani con 29.018, seguono poi gli asiatici e oceanici con 4.938 e gli africani con 2.107. Per il resto ci sono 1.887 titolari di partita Iva dell’Ue e altri 687 dell’Europa non comunitaria. Fanalino di coda è l’America con 611 partite Iva.

Tornando a giugno 2016 si osserva che, a livello nazionale, sette partite Iva su dieci sono aperte da persone fisiche, seguono le società di capitali con il 24% e le società di persone con il 4,9%. Il 18% di chi ha aperto una partita Iva a gennaio è nato all’estero. Mentre circa il 34% sono i soggetti che hanno aderito al regime forfettario, con un aumento del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 42,1% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,7% al Centro ed il 35,1% al Sud ed Isole. Rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente alcune regioni registrano incrementi assai consistenti. È il caso della Basilicata (+49,6%) e del Molise (+10,3%). Significative flessioni si registrano in Calabria (-17,6%), Puglia (-26,8%) e Sicilia (-18,5%).

In base alla classificazione per settore produttivo il commercio continua a registrare il maggior numero di aperture di partite Iva (22,7% del totale), seguito dalle attività professionali (13,2%) e dall’agricoltura (10,1%).

Confrontando i dati con le aperture del mese di giugno 2015, si rilevano incrementi nelle attività immobiliari (+16%), nelle attività professionali (+7,2%) e nell’istruzione (+2,9%); si segnalano invece cali di avviamento nell’agricoltura (-20,7%), nel commercio (-12,3%, che nonostante il calo rimane il settore con il maggior numero di aperture) e nei servizi alle imprese (-15,2%). Il 37,5% delle partite Iva è stato aperto da donne, il 46,7% da giovani fino ai 35 anni e il 34,3%a soggetti tra 36 e 50 anni. Crollano gli over 65.

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