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Intercettazioni, crescita continua
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Intercettazioni, crescita continua

Frosinone

Sono determinanti per la risoluzione dei casi. Dalla criminalità organizzata al terrorismo, passando per tutta una serie di altri reati. Le intercettazioni, telefoniche, ambientali e informatiche, rappresentano uno strumento sempre più necessario nelle inchieste giudiziarie.

Uno studio di Demoskopika sulla base dei dati del ministero della Giustizia ha provato ad analizzare il fenomeno, a partire dal numero di utenze intercettate (i cosiddetti bersagli) per finire ai costi. La ricerca indica in Calabria, Campania, Lombardia, Sicilia e Lazio le regioni più spiate con oltre 450 mila intercettazioni autorizzate che, secondo Demoskopika, avrebbero portato a controllare 1,8 milioni di persone dal 2009 al 2014, di cui 305 mila nel Lazio. Dal 2009 al 2014 Roma con 85.544 intercettazioni è seconda solo a Napoli. Secondo quanto riporta il rapporto statistico del ministero della Giustizia il numero dei bersagli è aumentato dell’82% in dieci anni, con un tasso medio annuo del 6,2%.

«Da informazioni raccolte presso alcune società di intercettazione - si legge - risulterebbe che in media sono intercettati 1,6 bersagli per persona, il che significa che nel 2013 sono stati intercettati circa 90.000 individui». L’incremento dell’attività di intercettazione, secondo il report del dicastero, ha riguardato tutte le tipologie: tra il 2003 e il 2013 i bersagli telefonici sono aumentati dell’83%, quelli ambientali del 61%, mentre risultano triplicati quelli informatici e telematici. Le intercettazioni telefoniche rappresentano l’87,9% delle utenze ascoltate. «La quasi totalità delle intercettazioni - si legge nel documento ministeriale - avviene in fase di indagini ordinate dalla procura ordinaria, con un terzo dei bersagli ordinati dalle Dda. Marginale, anche se non trascurabile, il dato sulle intercettazioni ordinate dalle sezioni antiterrorismo».

Nel 2013 dalle procure sono state ordinate 90.635 intercettazioni, mentre dall’Antimafia 50.053. Sud e Cento sono i territori maggiormente interessati. I numeri dei “bersagli” controllati per distretto di Corte d’appello, vedono Napoli prima in Italia con 22.051 davanti a Romacon 18.777 e Milano con 13.533. Trento, Potenza e Campobasso sono i distretti con meno intercettazioni.

Per i costi si nota un miglioramento: «nell’ultimo quinquennio (2009-2013) si osserva un trend in discesa dell’importo liquidato dagli uffici giudiziari per le intercettazioni dovuto alla riduzione dei costi medi e alla recente disposizione normativa che obbliga gli operatori a mettere a disposizione i tabulati gratuitamente».

Oltre il 99,5% dei costi sostenuti per le intercettazioni vengono liquidati dalle procure. Quanto ai costi per distretto al vertice spiccano Palermo con 37,2 milioni di euro, davanti a Reggio Calabria, Milano e Napoli, con queste tra i 25,9 e i 24,2 milioni. Roma si trova nella metà della classifica con 5.745.180 euro, al di sotto della media che è a 8,2 milioni.

I costi sono più alti per le intercettazioni ambientali, un terzo più salate delle telefoniche. La durata media delle intercettazioni ordinarie è di 33 giorni, che salgono a 83 per la criminalità organizzata. Il record spetta a Reggio Calabria con 103 giorni, mentre Roma ha uno dei valori più bassi (32) al pari di Firenze, poco sopra a Trento (che con 30 è l’ultima).

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