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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Vivere in una roulotte? Una scelta da rispettare
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Vivere in una roulotte? Una scelta da rispettare

Anagni

Nomadi, giostrai, predicatori … chi vive nelle roulotte accanto al Parco di Tufano? Aver riferito delle diverse opinioni in merito all’accoglienza di persone provenienti da fuori, ha favorito l’esigenza di informarsi ed informare. I riferiti pareri sulla opportunità di occupare gli spazi accanto al Rio, a volte ridente ma da un po’ purtroppo asciutto, erano evidentemente viziati da eccessiva prevenzione e, soprattutto, dalla scarsa conoscenza di come stessero le cose.

Dopo aver ascoltato diverse “campane”, abbiamo ritenuto utile e doveroso “toccare con mano”, non perché increduli “alla San Tommaso”, ma per avere l’opportunità di riferire con precisione.

Le due case viaggianti collocate sul ciglio del torrente ed a poca distanza dalla strada, ospitano sette persone, tra le quali una vispa e simpatica bambina. Il gruppo, costituente un nucleo familiare originato da una coppia di signori (lei di Civitavecchia, lui dell’Abruzzo), vanta due figli specializzati in odontotecnica ed una ragazza munita di due lauree, impiegata presso una notissima emittente internazionale. La scelta di restare per un po’ ad Anagni, spiegataci da una signora garbata e decisa che non ama i termini “nomadi” o “giostrai” definendo il suo gruppo, correttamente, come “esercenti spettacoli viaggianti”, scaturisce da una serie di motivi.

In primis, la necessità di risiedere al centro di un cerchio all’interno della cui circonferenza risultano i centri interessati dal posizionamento delle giostre. Secondariamente, ma non ultimo, l’esigenza di poter raggiungere senza eccessivo sforzo una struttura medica importante per la salute di un componente della famiglia.

Durante il breve cordiale colloquio, si sono avvicinate delle persone, tra cui Matteo e Sabrina giovani commercianti del luogo, i quali dopo aver descritto la signora ed i suoi come “gente di casa”, hanno aggiunto che le case mobili sono dotate di ogni comfort, compreso i bagni chimici perfettamente funzionanti, e che gli impianti sono collegati ad un contatore attivato dalla stessa Enel su specifico contratto. Il timore di trovarsi in zona dei “diversi” deve aver provocato la levata di scudi; confrontarsi e conoscersi è essenziale, mai come in questo periodo storico.

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