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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Minaccia di dare fuoco al cantiere Operaio disoccupato si costituisce

Polizia di Stato all'opera

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Minaccia di dare fuoco al cantiere
Operaio disoccupato si costituisce

Veroli

Padre disoccupato minaccia di dare fuoco all’azienda dove lavorava. L’uomo, un ex operaio edile impiegato in un’azienda romana, è stato fermato in tempo dagli agenti della Polizia di Stato. Dovrà ora rispondere dell’accusa di procurato allarme.

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Recita così la Costituzione che riconosce nel lavoro un diritto purtroppo non più garantito. E quando la povertà e lo sconforto prendono il sopravvento, nulla può fermare un uomo, specialmente se padre di famiglia. Gesti inconsulti, che non possono essere giustificati, anche se va ricordato che dietro simili episodi ci sono uomini, famiglie, vite, divorate dalla crisi senza fine e dall’assenza costante di lavoro.
È stata la disperazione a spingere un 58enne verolano a minacciare di morte l’ex titolare. Un lavoro e una vita dignitosa, non chiedeva nient’altro il disoccupato. Non voleva certo uccidere nessuno questo operaio edile specializzato, vittima anche lui come tanti della crisi. Era stato di punto in bianco licenziato da quella stessa azienda che molti anni prima lo aveva invece assunto, garantendogli un futuro. Poi la situazione era precipitata, l’impresa fallita e gli operai mandati tutti a casa.
I mesi intanto trascorrevano e per il 58enne la speranza di tornare sui cantieri romani iniziava a svanire. C’erano anche le mensilità arretrate da recuperare, una situazione difficile finita nelle mani degli avvocati senza grandi risultati. Così ieri mattina, stanco di subire, l’operaio ha deciso di compiere un gesto estremo. Ha alzato la cornetta del telefono e chiamato il 113. Con la voce rotta dalla disperazione, ha iniziato il suo rosario. Voleva andare a Roma per dare fuoco al cantiere edile nel quale aveva lavorato. Poi la telefonata si era improvvisamente interrotta. Dopo qualche minuto, era di nuovo al telefono con la sala operativa. Questa volta voleva recarsi in cantiere armato di fucile per uccidere l’ex datore di lavoro. L’operatore del 113 ha cercato di tranquillizzarlo, mentre raccoglieva quante più informazioni possibili per risalire all’identità di quel disperato.
C’è voluto poco per individuare l’autore delle minacce telefoniche e verificare la fondatezze delle stesse. Le indagini successive, hanno condotto gli agenti della Polizia di Stato in una casa alla periferia di Veroli. L’operaio, messo alle strette dagli investigatori, ha subito confessato di essere stato lui a chiamare raccontando della sua precaria situazione lavorativa che lo aveva spinto a nutrire un forte risentimento nei confronti del suo ex titolare, colpevole di non avergli ancora corrisposto una parte di retribuzione. Alla fine gli agenti lo hanno ricondotto alla ragione ma dovrà comunque rispondere di procurato allarme.

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