Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Martedì 06 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









Tormentare il vicino è stalking
0

Tormentare il vicino è stalking

Cassino

Vicino molesto, rumoroso o folle? Arriva la nuova frontiera dello stalking: quello condominiale. E un recente pronunciamento della Cassazione per bloccarlo. Basta con condomini pronti a ogni bassezza dopo l’inasprirsi dei rapporti per un rumore molesto, una brutta pianta sul pianerottolo o panni stesi senza centrifuga. Ora la Cassazione ha deciso. E questa decisione influirà e non poco anche sulla situazione fotografata a Cassino, dove sono in aumento i casi in cui in cui il disturbo domestico scatena una guerra di condominio. Fino all’esasperazione. Certo, non stiamo parlando di follie tipo quella esplosa nella ben nota palazzina di Erba. Ma di questioni “aperte”, polvere da sparo nelle mani di vicini poco tolleranti, ce ne sono davvero molte.

I motivi della rabbia esplosiva

«Produrre rumori molesti, accendere un elettrodomestico durante la notte o la pausa in cui il vicino riposa, far sgocciolare i panni al piano di sotto: i motivi per cui si innesca una “guerra” tra condomini possono essere diversi. Per lo più legati a una convivenza difficile, spesso per un mancato rispetto delle regole condivise. Altre volte si parte già con il piede sbagliato a causa di una inspiegabile antipatia reciproca.

I casi a Cassino che spiegano meglio la genesi dei diverbi tra residenti di uno stesso stabile sono in crescita»: a confermare questo dato il dottor Danilo Reale della Erre.Di.Condomini, esperto nel settore. «Nonostante le ipotesi, sono più gli uomini ad accendere la miccia, proseguendo in dispetti veri e propri. E si tratta - ha continuato il dottor Reale - soprattutto di signori ultrasessantenni». Anche questioni legate ai posteggi auto, come pure all’occupazione degli spazi condominiali finiscono per inasprire gli animi e trascinare i vicini, ormai nemici giurati, in tribunale. E ora che la Cassazione ha sdoganato la connotazione di “stalking condominiale”, i litigi tra dirimpettai che finiranno nelle aule di giustizia saranno molti di più.

I pretesti più strani

Accanto a quelli più noti, tra cui anche il possesso di un animale domestico in casa, esistono questioni in apparenza meno gravi che aprono il vaso di Pandora delle persecuzioni. Questioni che non appartengono alla sfera affettiva. Così anche un vicino molesto (o prepotente) diventa uno stalker. Un esempio? Proprio a Cassino due famiglie sono finite sulla porta del giudice (fermate solo dall’intervento di un parente razionale) per gli “odori” della cucina che la famiglia della porta accanto riteneva insopportabili: brodi puzzolenti e soffritti nauseabondi avrebbero fatto da detonatore a questioni, probabilmente, pregresse.

Ovviamente quando si tratta di episodi isolati o di questioni in grado di rientrare da sole, l’ipotesi di stalking, anche condominiale, viene meno: resta da contemplare - comunque - il necessario principio della serialità e del perdurare del comportamento molesto nel tempo. Tanto da esasperare il condomino-vittima. Se, però, qualcuno getta continuamente liquidi, spazzatura, sigarette o altro sul vostro balcone; se il dirimpettaio mette musica a tutto volume nella notte, spia la vostra vita privata, cerca di rubare la corrispondenza o prende a bastonate le pareti...la Cassazione sarà vostra amica.

Il colpevole rischia persino il divieto di dimora

Non sarebbe la prima volta: quando il condomino-stalker esagera, il giudice potrebbe anche decidere disfrattarlo dall’abitazione che occupa nel condominio.

«Tecnicamente la misura cautelare si chiama divieto di dimora e può essere accompagnata anche dal così detto divieto di avvicinamento» spiegano gli addetti ai lavori: le due misure, fino alla fine del processo, o fino a quando possono essere applicate, hanno la funzione di «impedire contatti tra le parti e quindi prevenire la reiterazione del reato». Intanto sempre dalla Cassazione arrivano alcuni consigli utili per difendersi: potrebbe essere inoltrata una segnalazione al questore cui segue un’ammonizione. «In tali ipotesi - spiegano i giudici nella sentenza - il questore deve valutare la fondatezza dell’istanza anche se non è necessaria che venga acquisita la prova del fatto penalmente rilevante».

In secondo luogo si può presentare una normale denuncia presso la Procura o le forze dell’ordine, o ci si può rivolgere al giudice anche affinché emetta «gli ordini di protezione come l’allontana - mento dalla casa familiare nel caso dello stalking perpetrato da uno dei coniugi verso l’altro o nei confronti dei figli. Fino ad arrivare ai casi più gravi, con la custodia cautelare in carcere.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400