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Domenica 11 Dicembre 2016

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Operazione "Cash & Car", ci sono tre inchieste

Un momento della conferenza stampa dell'altra mattina della polizia stradale

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Operazione "Cash & Car", ci sono tre inchieste

Frosinone

Una maxi inchiesta spezzettata in più rivoli. L’operazione condotta dalla polizia stradale di Frosinone sulla mega truffa compiuta per acquistare auto senza poi pagarle grazie a finanziamenti ottenuti con false buste paga ha un prologo. Nei mesi scorsi, infatti, erano stati recapitati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a carico di 63 persone per 43 compravendite che si sommano ai 112 indagati di giovedì. Una parte degli indagati sono gli stessi finiti nuovamente nel mirino degli investigatori coordinati dal sostituto procuratore Rita Caracuzzo. Continuando a indagare, la polstrada ha scoperto nuovi casi, ricevuto nuove querele, ma soprattutto è arrivata a considerare un aggravamento delle posizioni degli indagati.

Se, infatti, in precedenza ci si era limitati a contestare i reati fine quali soprattutto la truffa e in qualche caso la sostituzione di persona, le indagini hanno avuto un deciso salto di qualità. Ora la contestazione principale è quella di associazione a delinquere, cui si aggiungono il riciclaggio, la ricettazione, il falso e la sostituzione di persona.

Tutto è nato dal controllo di una Bmw X5 nella disponibilità di un 44enne di Ceccano, risultata con telaio e targa contraffatti. Da lì, spulciando una serie di passaggi di proprietà è saltato fuori un vasto giro di compravendite, favorite da almeno tre agenzie di consulenza che mettevano in contatto gli acquirenti con degli autosaloni, sempre gli stessi quattro tra Frosinone e Ceccano. Gli acquisti venivano finanziati, almeno inizialmente, sempre dalla stessa finanziaria. Altro elemento che ha fatto insospettire gli agenti della polizia stradale agli ordini del vice questore aggiunto Vincenzo Lombardo e dal comandante della sottosezione A1 il sostituto commissario Fabrizio Di Giovanni.

Poi, man mano che il giro si è ingrandito, l’organizzazione ha cominciato a rivolgersi anche ad altre finanziarie, almeno quattro. Ma non tutte alla fine hanno sporto querela. Un altro capitolo è quello del reperimento delle teste di legno. Dietro compenso, variabile tra i 2.00 e i 3.000 euro (ma in qualche caso il pagamento non è avvenuto, con tanto di feroci discussioni tra le parti) figuravano le reali acquirenti dei veicoli. Acquisti che avvenivano dietro presentazione di false buste paga, ma anche con buste paghe reali che, con dei programmi reperibili on-line, venivano contraffatte per far risultare più “pesanti” gli stipendi degli acquirenti. In altre circostanze sono stati falsificati anche i modelli delle pensioni. Gli acquirenti risultavano così più solvibili del reale, simulando contratti con importanti società, tra le quali anche le Terme di Fiuggi, autogrill, ministero dell’Istruzione che poi hanno disconosciuto la documentazione, essendo stata contraffatta di sana pianta.

In altri casi ancora le buste paga erano riferibili a rapporti lavorativi ormai interrotti da tempo. Chi otteneva l’auto nel giro di qualche giorno le rivendeva subito. Con la conseguenza che la finanziaria si trovava ad avere sborsato il denaro, tra i 7.000 e i 18.000 euro, che poi non veniva rimborsato in quanto gli intestatari dei contratti erano poco più che nullatenenti. Mentre le menti della truffa, monetizzavano all’istante la vendita delle vetture ad ignari acquirenti, a volte anche fuori regione. Nelle prime due tranche dell’inchiesta nel mirino della procura erano finite 43 compravendite per un totale di poco superiore ai 505mila euro. Ora, con i nuovi casi, è stata ipotizzata una truffa per ulteriori 600mila euro.

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