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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Operazione "Cash & Car", ecco come era stato architettato il piano

Un momento della conferenza stampa di ieri mattina della polizia stradale

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Operazione "Cash & Car", ecco come era stato architettato il piano

Frosinone

Ognuno aveva un compito ben stabilito e rapportato quasi sempre alle proprie competenze. Nell’indagine “Cash & Car” emerge una organizzazione perfetta, la cui attività risaliva almeno al maggio del 2012 quando per caso gli investigatori della Stradale si sono imbattuti in uno dei 112 indagati. Con una informativa alla Procura di oltre 500 pagine senza conteggiare, però, gli allegati, interi scatoloni di documenti, esiti di intercettazioni telefoniche, di pedinamenti, verbali di interrogatori, di sequestri, sit, una mole di lavoro enorme che ha permesso agli investigatori della stradale di informare l’autorità giudiziaria sviscerando le singole responsabilità di ciascuno degli indagati.

Fondamentale per il funzionamento del sistema era individuare la giusta “testa di legno”; una persona che aveva bisogno di soldi e che non aveva nulla intestato. Su di lui si costruiva il cliente perfetto per la società finanziaria che doveva ricevere mediamente 15.000 euro per l’acquisto dell’auto ad uno dei quattro autosaloni che facevano parte del sodalizio. Si costruivano buste paga false fingendo che l’uomo fosse dipendente di aree di servizio autostradali, bar o altre attività commerciali.

Quando la testa di legno risultava cattivo pagatore nella centrale rischi, si producevano false attestazioni per aggirare il problema. In alcuni casi, addirittura, si utilizzavano identità di ignari. Alla fine il finanziamento arrivava alla rivendita di auto e la macchina veniva falsamente consegnata alla testa di legno che non la vedeva neanche. A lui spettava una piccola percentuale del finanziamento che alcune volte non gli veniva neanche corrisposta o veniva saldato con assegni scoperti. La finanziaria, ovviamente, non avrebbe mai più rivisto i soldi prestati, tanto meno gli interessi. La macchina, invece, veniva venduta ad ignari acquirenti allettati da super sconti. In pochi giorni la pratica era conclusa e il gruppo si spartiva la somma ricavata dalla vendita dell’auto.

Almeno 80 sarebbero state le vetture acquistate e vendute con questo sistema, e 600mila la somma complessiva truffata a varie società finanziarie. Nessun sequestro di auto è stato possibile dato che gli acquirenti erano completamente ignari della truffa e l’auto l’aveva regolarmente pagata al concessionario. Tutto quanto descritto, sono ipotesi investigative che dovranno reggere la prova del Gip.

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