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Musica ad alto volume: non sempre è reato. Cittadini condannati all'insonnia
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Musica ad alto volume: non sempre è reato. Cittadini condannati all'insonnia

Cassino

E ora sono cavoli amari per i residenti del centro cittadino di Cassino. Condannati... all’insonnia. Dopo lunghe e strenue battaglie contro la “movida selvaggia”, dopo esposti, polemiche, duri interventi delle forze dell’ordine e invettive varie, ora i locali che fanno musica notturna potrebbero avere nelle loro mani nuove “armi” per difendersi dagli attacchi degli insonni.

A offrir loro questa chance è stata la Corte di Cassazione, Sezione III Penale, che con sentenza del 20 giugno scorso, ha stabilito che per costituire reato la musica notturna deve avere delle caratteristiche precise: «Occorre che il disturbo sia tale per un numero indeterminato di persone, così da soddisfare il requisito di “turbativa della pubblica tranquillità”». Un “colpo basso” per gli insonni che, come don Chisciotte con la papalina in testa, hanno provato negli anni a mettere un freno alle emissioni sonore esagerate, soprattutto nel centro cittadino. E soprattutto nel weekend.

Nel tempo, infatti, sono state decine e decine gli esposti presentati dai residenti della città martire. In passato almeno una cinquantina di famiglia di Cassino, dopo varie segnalazioni, erano passate alle vie di fatto nei confronti di alcune attività che continuavano a mantenere musica a volume altissimo sino a notte fonda. Dopo aver esortato i titolari al rispetto delle relative ordinanze sindacali (in particolar modo della78 del 2008), i residenti avevano infine rotto gli indugi presentando una prima segnalazione inoltrata a carabinieri e polizia. Poi una valanga di esposti. Tra alti e bassi.

Ora la Cassazione ha spento ogni entusiasmo degli insonni residenti in cerca di riposo: «Se la “turbativa della pubblica tranquillità non viene raggiunta” (fondamentale la dimostrazione della pervasività delle vibrazioni prodotte) - scrive la Suprema Corte - non viene dimostrata in giudizio, il titolare del locale in cui si è svolto lo spettacolo musicale va assolto perché il fatto non sussiste».

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