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Fiorito, il procuratore generale chiede sei anni di pena
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Al processo d’appello Franco Fiorito si difende accusando

Anagni

Un’autodifesa su tutta la linea. È quella pronunciata da Franco Fiorito nel processo d’appello per il reato di peculato, legato alle spese pazze del gruppo Pdl alla Regione Lazio. Il procuratore generale per l’ex capogruppo ha chiesto sei anni e dunque una pena più alta rispetto ai 3 anni e 4 messi inflitti in primo grado con il rito abbreviato.

«Credo che il processo di primo grado non mi ha dato la possibilità di spiegare alcune cose sulle indennità aggiuntive e l’appropriazione indebita della quale vengo accusato», ha esordito Fiorito, lo scorso 15 giugno, che da sempre contesta oltre che il merito anche la qualificazione giuridica dell’imputazione.

Sulla copertura delle somme a disposizione dei gruppi, l’ex sindaco di Anagni ha fatto riferimento al fatto che «il funzionario Stracuzzi ed il presidente del consiglio Abbruzzese, nonché il segretario generale Cecinelli abbiano reso dichiarazioni divergenti. Iniziando con l’affermare che prima erano esigenze straordinarie per poi ammettere che in realtà si trattava di dare esecuzione ad un accordo politico che aveva ritenuto necessarie tali erogazioni».

E si parlava anche di 136 mila a consigliere a seconda delle funzioni e delle cariche. Perché c’era poi il nodo della doppia e tripla quota per i consiglieri, frutto di un accordo politico. Fiorito ha ricordato che tutte le operazioni erano approvate dall’organismo di revisione della Regione, il Corecoco. E sul punto Fiorito ha citato una sentenza della Corte dei Conti che legittima il potere di tale organismo di controllo.

L’ex capogruppo ha incalzato sostenendo che per «tutte le spese nelle quali ero indagato ero sempre stato assolto». Quindi ha contestato una serie di accertamenti della Guardia di finanza, ritenendoli sbagliati. Il riferimento è andato su uno dei conti che, a sentire Fiorito, non sarebbe personale, ma del gruppo. Stessa cosa per l’assunzione della segretaria perché «potevo farlo grazie all’emendamento 3 bis, al quale ho contribuito personalmente».

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