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Martedì 06 Dicembre 2016

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Un costoso mostro mai realizzato
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Un costoso mostro mai realizzato

Sora

Quasi un milione e duecento- mila euro per uno scempio senza fine. Un’altra “mazzata”per le casse comunali è arrivata con il riconoscimento del debito fuori bilancio per la vicenda del contenzioso con l’Ati Simar, l’associazione temporanea di imprese che aveva svolto lavori per conto del comune all’interno del Pru di S.Giuliano.

In particolare, l’edificio che si doveva realizzare, da destinare a facoltà universitarie, si trova sul lato che prospetta via Buozzi e incrocia via Città di Castello. Dopo poco tempo e soprattutto dopo aver realizzato, parzialmente, solo il piano seminterrato, iniziarono però i guai, anche collega- ti al vicino centro commerciale direzionale sorto sulle ceneri dell’ex mobilificio Tomassi. E, quindi, solito stop dei lavori, solito contenzioso con le ditte, solita fine ingloriosa di progetti sventolati come la panecea di tutti i guai socio-finanziari della città di Sora.

Da un decennio, così, il luogo che doveva pullulare di universitari è diventato un monumento all’obbrobrio urbanistico cittadino con una se- rie di pilastri, emergenti da una palude innaturale formata dalle vasche di fondazione, che appaio- no come palafitte post-moderne, regno dell’incuria e del degrado.

Ma quello del Pru di San Giuliano è stato tutto un progetto fallimentare visto che anche l’intervento principale, quello appunto del centro commerciale, alla fine è rimasto incompiuto, peraltro ad un passo dalla conclusione, a causa dei guai giudiziari della proprietà. E nemmeno sono serviti i tentativi nel corso degli anni per sbloccare la vicenda, puntellata anche di ditte sorane fallite per i mancati pagamenti della società titolare dell’intervento, di ragazzi illusi per assunzioni imminenti mai arrivate, di cittadini beffati per aver comprato immobili e non aver ottenuto nulla in cambio.

Una faccenda così intricata e così incredibile che se fosse successa altrove avrebbe provocato atti eclatanti. Ma non qui, non a Sora, dove disincanto e rassegnazione hanno avuto da anni la meglio.

Tornando all’edificio universitario, c’è da dire che comunque non potrà avere più quella desti- nazione perché i finanziamenti nel frattempo sono andati irrimediabilmente persi e perché è finita da un pezzo l’epoca del decentramento.

Quindi, pur alle prese con un inutile ammasso di cemento armato, ora gli amministratori sono stati costretti, loro malgrado, ad accettare l’accordo con l’Ati Simar. Ottocentomila euro da sganciare subito con un mutuo, altri con fondi comunali nei prossimi due anni, risparmiando però almeno interessi e rivalutazioni. Sulla vicenda, al di là della caccia alle responsabilità, restano tantissime domande, senza risposta.

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