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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Ribattezzati dalla storia Così i Comuni cambiano nome

La breccia di Porta Pia

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Ribattezzati dalla storia
Così i Comuni cambiano nome

Ciociaria

Cambiar nome si può. A volte a farlo sono direttamente i Comuni. Una scelta che, spesso, nasconde la decisione di separarsi o unirsi, ma non solo.

Quando l’attuale provincia di Frosinone entrò a far parte del Regno d’Italia si pose subito un problema. Quello di cambiare nome a quei paesi che avevano la stessa denominazione di altre realtà territoriali. È questa, ma non solo, la principale causa che ha portato diversi centri del Frusinate a scegliere un altro appellativo. Un processo condotto in tempi diversi, nel 1862-63 per quei centri appartenuti all’ex Regno delle due Sicilie e nel 1872 per la restante parte della provincia, annessa al Regno d’Italia dopo la breccia di Porta Pia. Anche se, solo con  l’istituzione della provincia di Frosinone nel 1927, le due entità, quella di Terra di Lavoro e quella che faceva parte dell’allora provincia di Roma si riunirono.

Sono 36 i comuni che, in epoca moderna, hanno pertanto scelto di chiamarsi diversamente. Una scelta per certi versi obbligata con un richiamo alle origini e a un passato remoto, come fu per Cassino o Ausonia, o alla realtà territoriale. In questo secondo caso diversi centri scelsero un elemento geografico per rimarcare l’appartenenza al nuovo contesto storico. Fu anche una scelta politica. Un modo per sganciarsi dai legami con il vecchio stato Pontificio ed esaltare i valori del Risorgimento.

Dando uno sguardo all’elenco, saltano fuori diverse curiosità e nomi che, ai più, ora non dicono più nulla. Amaseno prima era San Lorenzo, ma per non confondersi con altre località con identica denominazione, presenti in regione, fu costretto ad adottare il nome del fiume che l’attraversa. E ancora Ausonia fece ricorso alla storia per riscoprire antiche gesta di battaglie contro Roma per dire addio a un altro nome abusato, quello di Fratte, presenti in altri centri della Terra di Lavoro. Cassino anche recuperò il nome latino per abbandonare la vecchia dizione di San Germano. Tra chi ha cambiato radicalmente anche Fontechiari quando disse addio a Schiavi o Agnone che scelse di essere Villa Latina.

Altri paesi hanno aggiunto un suffisso pur di mantenere il vecchio nome come Campoli Appennino o Piedimonte San Germano.

Stesso discorso per Fiuggi che da Anticoli divenne Anticoli di Campagna, ricordando gli antichi territori di Campagna e Marittima. Motivo per cui anche Monte San Giovanni aggiunse l’aggettivo Campano che, con referendum, è stato confermato in  anni recenti, nel 2004.

Più recentemente, e siamo già ai primi del Novecento, Bauco decise di  trasformarsi in  Boville Ernica. Durante il fascismo, poi, Filettino finì con l’omaggiare il generale Graziani, salvo poi perdere il doppio nome alla fine della guerra.

Ma cambiamenti si registrano anche nel secondo dopoguerra: Broccostella nacque così dall’unione di Brocco con Stella. O, ma è un caso diverso, Gallinaro che, con decreto legge, nel 1948, si staccò da San Donato per diventare comune autonomo. Negli anni Venti invece Colfelice nacque staccandosi da Rocca d’Arce.

C’è poi chi a cambiare denominazione ha preso gusto. Castelliri è stata prima Castelluccio e poi Castelluccio di Sora. Il tuto in appena 15 anni. Quattro anni in più ci ha messo Castrocielo a trasformarsi da Palazzolo a Palazzolo di Castrocielo, sorgendo così dalla fusione di due centri distinti. Più singolare la storia di Isola che si tramutò in Isola presso Sora prima di cambiare ancora con l’attuale denominazione.

Ci sono comuni nati dall’unione di altre realtà come Esperia, Sant’Andrea del Garigliano, Vallemaio, Viticuso e Acquafondata.

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