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Venerdì 02 Dicembre 2016

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Arrivano in ritardo: donatori di sangue rispediti a casa

L’autoemoteca della Regione Lazio che effettua il suo servizio presso l’ospedale San Benedetto dalle 8 alle 10

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Arrivano in ritardo: donatori di sangue rispediti a casa

Alatri

Donare il sangue presso l’ospedale San Benedetto è operazione diventata complicata, quando non impossibile. Accade così che alcuni donatori (fonti parlano di ben 12 persone, ndr) presentatisi ieri mattina per compiere il loro dovere siano stati “respinti” all’autoemoteca messa a disposizione dalla Regione Lazio. La ragione? Pare che i donatori siano arrivati in ritardo e che la struttura mobile avesse chiuso già i battenti (era in funzione dalle 8 alle 10), rimandando a casa, delusi, quanti avevano raccolto l’appello dell’Avis locale a presentarsi per effettuare una donazione.

Sconcerto da parte degli organi Avis alatrensi, che hanno colto l’occasione per denunciare ancora una volta una situazione complessa e insostenibile: privi di un vero e proprio centro di raccolta, ci si appoggia al veicolo per il prelievo fornito dalla Regione Lazio, con le persone che attendono pazientemente all’aperto, sotto il sole cocente come adesso o, nel periodo invernale, esposte al freddo; inoltre il calendario degli appuntamenti per le donazioni, che dovrebbero svolgersi ogni lunedì, non sempre viene rispettato, per cui si procede “a singhiozzo”, indicando a iscritti e simpatizzanti dell’Avis - spesso con telefonate o tramite social network - la data in cui l’autoemoteca è presente.

Tutte condizioni che spesso scoraggiano i donatori e annullano gli sforzi dell’Avis che, solo a febbraio scorso, annunciava la perdita annua di mille sacche di sangue ad Alatri a causa della mancanza di una politica per le donazioni. La stessa Avis, molti mesi fa, aveva presentato una richiesta all’Asl per l’assegnazione di alcuni locali interni al San Benedetto da usare come centro raccolta,ma intoppi burocratici, cavilli tecnici, mancanza di volontà, impegni di spesa ancora non rispettati stanno mettendo l’Avis nella condizione di lavorare in maniera difficoltosa o di non lavorare per niente.

Eppure lo spazio a disposizione nel nosocomio alatrense, come ribadito recentemente dalla direzione sanitaria, c’è ma non viene sfruttato. L’Avis spera che l’ennesima denuncia pubblica smuova le acque e che si proceda con una politica più attenta, recuperando la fiducia di tutti i donatori, compresi quelli che ieri a malincuore sono tornati a casa.

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