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Sabato 10 Dicembre 2016

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Gioco d'azzardo: "Uno sportello non può bastare"
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I tentacoli nel gioco d’azzardo. Dalla Regione arrivano gli sportelli “No slot”

Frosinone e provincia

Gioco. La parola è ripetuta 26 volte in una lunghissima relazione della Direzione investigativa antimafia. Trecento pagine. zeppe di inchieste, sulle attività relative al business dell’azzardo. I numeri dicono che è il Piemonte l’area prescelta dalla criminalità organizzata, dove oltre alla propensione al riciclaggio e all’usura - si legge nell’informativa della Dia - si è manifestato un certo attivismo dei clan nel settore del gioco d’azzardo. Subito dopo viene il Lazio: sotto osservazione è finito l’esodo spontaneo della criminalità organizzata del sud, perché ritenuto “rifugio ideale” per i latitanti e territorio di riciclo di proventi illeciti da ripulire nelle numerose sale gioco. Il metodo usato, secondo gli investigatori, è quello della “pressione estorsiva”: l’installazione di macchinette mangiasoldi in cambio di protezione.

Il fenomeno è sotto la stretta osservazione perché si ritiene che i tentacoli della criminalità si muovono nel gioco d’azzardo in maniera silenziosa, perché i clan hanno stabilito che nel Lazio “c’è spazio per tutti”. Il business è da capogiro: a Roma e provincia si spendono6 miliardi l’anno: 1386 euro in media a persona.

A Frosinone il dato è maggiore: 1530 euro pro capite. A confermarlo è la ricerca: “L’impatto del gioco d’azzardo sulla domanda di beni e servizi e sulla sicurezza”. Negli ultimi anni - evidenzia il rapporto - le attività di “gambling” (Bingo, Gratta e Vinci, slot-machine, videopoker, scommesse online), si sono moltiplicate notevolmente. Nella capitale, dal 2007 ad oggi, il “consumo” pro capite del gioco d’azzardo è aumentato del 65,2%. Non meno preoccupante, sempre secondo lo studio, la situazione nelle altre province: a Latina la spesa è cresciuta del 77,3%; a Frosinone del 71,1%. Contrastare il fenomeno dilagante del gioco d’azzardo. È questo l’obiettivo della campagna di comunicazione denominata “Non lasciarlo perdere”, presentata dal Presidente Nicola Zingaretti e dall’Assessore ai Servizi Sociali Rita Visini.

Nel Lazio, secondo i dati diffusi per il 2015, sono stati spesi oltre 7 miliardi di euro nel gioco d’azzardo. Cifre spaventose, dati spesso sottaciuti perché gli interessi che circolano intorno alla piaga della ludopatia sono molteplici, quindi diventa utile nascondere le pericolosità derivanti da questo business. In particolare, fatti salvi i decimali, il cittadino laziale spende mediamente in un anno 109 euro per il lotto, 36 per i giochi numerici,289 per il gioco online, 942 euro per gli apparecchi da intrattenimento, 38 euro per il bingo, 24 per i giochi a base ippica, 80 per i giochi a base sportiva e 206 per le lotterie. Sportelli “No Slot” La Regione Lazio vuole essere in prima linea per stoppare questo fenomeno con gli sportelli ‘No Slot’, geo localizzabili sul sito regione.lazio.it/stopazzardo, per accogliere le vittime in cerca di aiuto e i loro familiari fornendo il giusto supporto.

I punti in provincia saranno: Alatri, Alvito, Arce, Arpino, Atina, Belmonte, Broccostella, Campoli Appennino, Casalattico, Casalvieri, Cassino, Castelliri, Colfelice, Fontana Liri, Fontechiari, Frosinone, Gallinaro, Isola del Liri, M.S.G.Campano, Pescosolido, Picinisco, Posta Fibreno, Rocca D’Arce, San Biagio, San Donato, Santopadre, Settefrati, Sora, Vicalvi e Villa Latina. Messo a disposizione anche il numero verde 800.001.133.

«Si tratta - spiega l’assessore regionale Mauro Buschini - di una risposta, nei territori, per combattere la ludopatia che sta purtroppo registrando un aumento costante di casi. La Regione - aggiunge - con uno stanziamento di 300mila euro, ha predi- sposto attività di formazione per glioperatori deglisportelli in modo da fornire le competenze necessarie per la gestione degli utenti che vi si rivolgeranno. Fondamentale sarà il lavoro di prevenzione, specie nelle scuole, perché i giovani sono i primi da mettere in guardia di fronte al pericolo del gioco d’azzardo. Una serie di progetti, dunque, contro quello che spesso appare come ‘gioco’, ma - ha concluso Buschini - che si rivela nel tempo come una vera e propria dipendenza».

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