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Domenica 04 Dicembre 2016

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Una "terra di fuoco" tra gli ortaggi:  rifiuti accanto ai campi coltivati
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Una "terra di fuoco" tra gli ortaggi: rifiuti accanto ai campi coltivati

«La nostra terra deve uscire da questo tunnel. Non c’è prescrizione che tenga per questa apocalisse. Occorre attivare necessarie bonifiche, accanto alla prevenzione, perché il nostro splendido territorio sia fuori da questo castigo». Parole durissime, quelle degli ambientalisti Salvatore Avella e Edoardo Grossi di Cassino, dopo il viaggio nella terra dimenticata. Dove accanto a fagiolini, pomodori e melanzane resta ammantato dal verde, ma affatto invisibile agli occhi, uno scempio ambientale senza precedenti.

Si tratta di rifiuti di ogni tipo: lastre di amianto frammentate e disseminate sul terreno, plastica, scarti elettrici industriali, sostanze simili a lana di vetro accanto a scoli impiastrati di un fango rosso e cunette dalle sfumature oleose, vicine a coltivazioni e pascoli.

Viaggio nella catastrofe

«Oltre l’orto coltivato a zucchine, melanzane e fagiolini, dietro una siepe come tante tra Cassino e Sant’Elia Fiumerapido, inizia un inferno che si estende a perdita d’occhio. Tutto intorno una vegetazione lussureggiante che divora tutto quello che c’è sotto. Ma di certo non lo nasconde. Basta spostare anche di poco le piante per trovare rifiuti di ogni tipo, lasciati sulla terra senza alcuna protezione chissà da quanto tempo» ha incalzato Grossi, che insieme a Vettese, a due reporter e ad Avella hanno solcato quei lembi di terra muniti solo di mascherina e guanti alla ricerca della verità.

«Se di rifiuti interrati si possa parlare, e questo è il nostro più grande sospetto, sarà compito degli inquirenti accertarlo. Quello che noi ribadiamo fortemente è la necessità di agire per rimuovere i rifiuti in superficie, evitando che in quella stessa zona continuino ad essere coltivate derrate destinate all’alimentazione umana. Probabilmente ad uso familiare, ma il pericolo lo si può intuire ugualmente. Chiediamo alle autorità competenti di intervenire. Di effettuare i controlli necessari e provvedere ad esempio ad interdire le aree a rischio, evitando coltivazione e pascolo. E poi, laddove si ritenga opportuno - hanno continuato Avella e Grossi - andare a fondo».

Per gli ambientalisti cassinati qualcuno deve sapere come si sia potuto arrivare a tanto. La necessità è quella di preservare la popolazione da possibili pericoli. «Chiediamo inoltre alle competenti amministrazioni di prestarci un decespugliatore: daremo noi l’esempio, pulendo le zone più colpite. Bisogna intervenire, ora» hanno concluso gli attivisti.

- Foto Alberto Ceccon -

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