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Martedì 06 Dicembre 2016

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Il marchio sulla droga per garantirsi l'esclusiva
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Il marchio sulla droga per garantirsi l'esclusiva

Frosinone

Un monopolio passa necessariamente da un marchio. Per controllare l’esclusiva e cioè che il mercato fosse rifornito solo dalla propria droga, l’organizzazione finita nel mirino della Dda di Roma e disarticolata all’alba di martedì “firmava”la propria merce. Stando alla ricostruzione effettuata dagli investigatori,sulla base anche dei sequestri messi a segno, gli indagati contrassegnavano l’hashish con vari simboli. Si va dalla palma al numero 1, passando anche per la sigla FF. Ciò, scrive il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza, «in modo da poter riconoscere sul mercato lo stupefacente da loro immesso».

Lo desumono gli investigatori dalle intercettazioni. In un caso ci si preoccupa di non danneggiarlo quando si riscalda la droga al microonde. «Così non danneggi», commenta l’indagato Vincenzo Balbi con Walter Tarquini. Il quale aggiunge: «Quando tu scaldi il timbro vecchio va a sparire». Aggiunge l’altro: «Va a sparire! Perché dopo tu ci ricalchi». Insiste Balbi: «Se ci sta solo il numero 1... Non si vede niente! Ci ricalchi sopra!».

Nel corso dell’indagine di polizia e carabinieri è emersa la capacità dell’associazione di autorigenerarsi nonostante i colpi inferti da sequestri e arresti. Di trovare nuove sedi per i depositi e altre piazze per lo spaccio. I vertici del gruppo si preoccupano, ma fanno anche buon viso a cattivo gioco. Diego Cupido e Luigi Iaboni, dopo il blitz di Patrica che costa all’organizzazione la perdita di 28,5 chili di hashish, fanno un giro davanti al comando provinciale dei carabinieri per constatare che non ci siano “movimenti” e augurarsi che il blitz sia stato solo un caso. In un altro caso, invece, si discute del nuovo nascondiglio trovato in via Angeloni, che pure dopo sarà trovato dalle forze dell’ordine. Visionando i locali si commenta: «Quello è un bel posto, anzi, un ottimo posto!». Un luogo scelto anche perché possa non destare l’attenzione di chi transita.

C’è poi chi riesce anche a fare carriera, scalando le gerarchi interne all’organizzazione. È il caso di Massimo Stirpe che il gip inquadra così: «Costui emergeva a protagonista nell’attività associativa a partire dalmesediluglio 2013, diventando autista e uomo di fiducia di Diego Cupido. Il “biondo” lo coinvolgeva nella sua organizzazione» proprio mentre è alla ricerca di nuovi depositi do- po i sequestri delle forze dell’ordine. E l’immobile viene individuato in via del Carbonaro, nel centro storico di Frosinone.

«Massimo Stirpe - scrive il gip - in brevissimo tempo conquista la fiducia del capo». Tuttavia dopo lo stesso sarà costretto precipitosamente ad abbandonare il covo. La droga verrà allora spostata in un nuovo appartamento a Morolo, nascosta in un sottotetto. Ma anche questo nascondiglio si rivelerà inutile, individuato con l’utilizzo di un drone e di un cannocchiale ad alta precisione. Nel mentre, Cupido «lo incarica - si legge nell’ordinanza - di reperire una nuova abitazione da adibire a deposito e questa viene individuata in una villetta di campagna sita nel comune di Alatri alla via Mole Franchi». Ed è ad Alatri che l’uomo viene fermato. È a bordo di un’auto nuova, non conosciuta a nessuno. Da qui lo stupore dei capi: nella «conversazione tra Diego Cupido e Luigi Iaboni - scrive il gip - i due non si spiegano come le forze dell’ordine abbiano individuato l’autovettura in uso all’arrestato in quanto appena ritirata nella stessa giornata dal gruppo malavitoso e non ancora conosciuta».

Ma il gruppo era particolar- mente pericoloso anche per la disponibilità di armi. «In diverse conversazioni - scrive il gip - alcuni degli associati parlano delle armi da loro possedute, specificandone il tipo e le caratteristiche tecniche nonché discutendo delle modalità della loro custodia e occultamento onde evitare i controlli delle forze dell’ordine». E le armi torneranno d’attualità negli scontri con la componente rom che aveva tentato di sganciarsi dall’associazione. Ma le spedizioni punitive, sfuggite di mano all’organizzazione, rischiavano di creare problemi, rallentare i rifornimenti di droga e attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. Da qui il nuovo accordo che riporta tutto alla normalità.

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