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L'oro dei clan camorristici nel Basso Lazio

Tribunale di Cassino

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L'oro dei clan camorristici nel Basso Lazio

Cassinate

La camorra investiva nel Basso Lazio non solo in auto, droga e sale slot. Nel loro interesse - in maniera meno manifesta – anche il settore degli appalti, soprattutto per lavori pubblici. A svelare le nuove frontiere delle infiltrazioni “pulite” (quelle senza sangue né clamore) nell’udienza fiume per il processo nato dall’operazione Giada condotta, sotto il coordinamento della Dda dalla Guardia di Finanza di Cassino, sono stati tre pentiti “eccellenti”: Francesco Cantone, Salvatore Ianuario e il sanguinario Roberto Vargas. Lo stesso chiamato a scontare pene per duplici e triplici omicidi (con diversi procedimenti aperti) che divenne negli anni sodale prima di Bidognetti, poi braccio destro di Schiavone,arrivando a gestire diversi comuni del Casertano, fino a mettere le mani sul Cassinate e Frusinate.

«Ho sentito parlare per la prima volta di Gennaro De Angelis a casa di Bidognetti. De Angelis mandò “un’ambasciata” subito la morte di Bardellino facendo sapere che era a disposizione dei Casalesi per qualsiasi cosa. Dopo la morte di Bardellino molti dei suoi si erano rifugiati nel Basso Lazio, quindi noi avevamo bisogno di appoggi. E in queste zone gli unici appoggi ce li aveva De Angelis, Alberto Beneduce che era in stretto contatto con Zagaria, ed alcuni affiliati dello stesso Zagaria che si trovavano nelle zone di Scauri» ha riferito Vargas.

De Angelis (assistito dall’avvocato Arturo Buongiovanni), riferiscono in aula i pentiti, sarebbe stato uomo di fiducia, ma non affiliato ai clan. «Nel 2007 dopo la maxi operazione che portò ad oltre 150 arresti, dovemmo ricostruire il clan per l’ennesima volta - continua Vargas divenuto in poco tempo la punta di diamante del nuovo gruppo di Casale - Ci riunimmo con Schiavone ed altri e dividemmo le zone. Prima, però, mi occupai di un duplice omicidio (Salzillo e Prisco) senza avvertire nessun altro gruppo (né quello di Zagaria né quello di Iovine). Da lì assunsi ancor più un ruolo di primo piano. Nel Basso Lazio siamo arrivati fino a Frosinone. Poi sono stato arrestato».

La nuova geografia

Nel Cassinate non esisteva un vero e proprio capo-zona come nel Casertano. Secondo i collaboratori era proprio De Angelis - che definiscono un imprenditore di «estrema fiducia del clan» - a rappresentare, sempre in base alle ricostruzioni, l’anello di congiunzione con il Casertano.

Non si spara più

«De Angelis ci informava suilavori pubblici, sia sui rapporti logistici avutinegli anni‘90» ha continuato sempre Vargas. Nel Frusinate il “responsabile” era proprio lui: assassino reo confesso, ultimo collaboratore di giustizia del gruppo Schiavone. Lo stesso che racconta di aver avuto l’appoggio di esponenti come Morelli che aveva «parenti in zona in grado di effettuare estorsioni per conto del clan». Ma con un’ottica diversa rispetto al passato: l’interesse era per gli appalti, pubblici e privati. E per farlo non si sparava: i soldi, nell’interesse sia di Zagaria che di Schiavone, arrivavano attraverso uno “studio di settore”.

«Morelli aveva l’ordine da noi di fare sopralluoghi nel Frusinate dove si stavano facendo diversi lavori. Bisognava sapere chi si era aggiudicato i lavori e vedere da dove venivano. Noi non gli bloccavamo volutamente più i cantieri. Prendevamo i nomi delle ditte e in base alla loro provenienza ci organizzavamo. Se, ad esempio, la ditta era di Napoli – ha svelato Vargas - chiedevamo al clan di Napoli di “farci la cortesia” di portare a termine l’estorsione e inviare i soldi a Casale». Senza fare rumore.

Tante le contestazioni mosse dalle difese, quella di Zonfrilli rappresentato da Irace e Carbone e soprattutto dall’avvocato Buongiovanni. Gli interessi dei clan per il Basso Lazio sono stati poi spiegati anche da Cantone - che venne ristretto anche nel carcere di Frosinone e per 180 giorni a Paliano - e da Ianuario. «Avevo una concessionaria a Marina di Minturno. Schiavone mi disse che potevamo prendere delle auto nell’autosalone di Zonfrilli a Castrocielo - ha spiegato Ianuario - Mi disse che aveva persone di fiducia nel Basso Lazio in De Angelis e Zonfrilli. Quando mi recai nell’attività per ritirare una Ferrari non c’era, però, perché c’erano stati ingenti sequestri».

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