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L'accusa di "Difendiamo la Verità": «Sputano nel piatto dove hanno mangiato»
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L'accusa di "Difendiamo la Verità": «Sputano nel piatto dove hanno mangiato»

Gallinaro

La Nuova Gerusalemme tace. Stessa scelta per la Chiesa di Ro- ma. Ma il fuoco cova sotto la ce- nere. A muovere accuse, stavolta, è “Difendiamo la Verità”. Chiede il rispetto del diritto di cronaca. Lo fa pubblicando una lunghissima lettera su internet. Chi vuole può leggerla integralmente su quel sito. La prima parte è un atto d’accusa nei nostri confronti. Si sostiene che non siamo equidistanti. Che siamo dalla parte dei potenti. Invitano a vedere la questione sotto un’altra luce. Evidenziano che a Gallinaro in tanti hanno mangiato nel piatto nel quale ora sputano.

Noi li abbiamo accusati di inviare comunicati non firmati. «Il comunicato della diocesi di Sora è firmato?» Chiedono. «I comunicati pubblicati sul sito del Vaticano sono firmati? In questi casi la firma è insita nell’ufficialità del canale con cui la nota viene trasmessa e diffusa. Ma se per la Chiesa Romana ciò non è peccato, per la Chiesa della Nuova Gerusalemme il peccato è grave. Questo è il contesto di imparzialità in cui la Nuova Gerusalemme si muove».

Fanno notare che se si vuole intervistare Samuele Morcia bisogna essere imparziali. «Non come fece Romanetti de “Il Mattino”, che nel 2014 ci scrisse per chiedere di poterlo intervistare, dopo averlo giudicato e demolito senza neppure conoscerlo, con una serie di articoli farciti di inesattezze e falsità (la falsa storia delle “pietre” vendute a 300 euro partì da lui). Gesù ci insegna ad essere umili e semplici, come le colombe, ma anche astuti. Intervistare Samuele o magari il legale rappresentante della Nuova Gerusalemme per fare che cosa? Per demonizzarli? Oppure per strumentalizzare le loro parole? Oppure per compiacere i potenti del mondo? Oppure semplicemente per vendere più copie, cercando di approfittare del clamore suscitato?».

Aggiungono che prima di chiedere, si deve dare dimostrazione di correttezza, di imparzialità, di coerenza. Evitando di pubblicare storie come quella della nonnina che avrebbe perso la testa per seguire il Bambinello. Ma neanche come: «hanno fatto molti gallinaresi che si stanno facendo intervistare per far emergere la loro fede incrollabile in Bergoglio». Ci chiedono se conosciamo la comunità di Gallinaro? Se conosciamo la sua fede nel Mistero di Gesù Bambino? Se sappiamo come la gente di quel paese ha considerato in vita Giuseppina Norcia. «Ora che Giuseppina è in Cielo - argomentano - è facile parlare ed ergersi a suoi paladini e difensori, soprattutto quando si vorrebbe strumentalizzare la persona di Giuseppina per andare ora contro a quella di Samuele».

Fanno notare che a Gallinaro ci sono buoni e meno buoni. «San Gerardo, il Santo Patrono, della comunità di Gallinaro ebbe a dire: “Popolo ingrato”. San Gerardo fu pellegrino e profeta. Partì dalla lontana Inghilterra perché desiderava approdare nella Terra Santa. Il suo desiderio è stato esaudito dal buon Gesù». Si interrogano anche sul fatto «se i gallinaresi hanno compreso la Terra Santa. Oppure se, molti di loro, dopo aver tanto ricevuto e lautamente mangiato in quel piatto, ora sputano nello stesso piatto, prendendo le distanze dalla Nuova Gerusalemme per riconoscersi nella frase “strada per l’inferno” che la mano di qualche loro concittadino ha scritto, come riportato dai media, all'imbocco della strada che conduce alla Cappellina?».

Accusano chi scrive di tale vicenda di cavalcare l’onda della divisione: «che ora tanti, all’interno della curia sorana e all’interno della comunità gallinarese vorrebbero portare all’interno della Nuova Gerusalemme, volendo far credere che con Giuseppina vi era una realtà e che ora ve n’è un’altra. Tanti di noi che animano, anche con il cuore e con lo spirito, questo spazio di “Difendiamo la Verità”, frequentano la Culla di Gesù Bambino da diversi decenni. Alcuni di noi hanno incontrato e si sono confrontati, anche duramente, con gli amministratori pubblici di Gallinaro, anche con il sindaco attuale, e anche con Mons. Brandolini che, dopo aver trascurato il Mistero per coltivare altre passioni (non pure), ha successivamente fatto piangere, insieme a Don Alberto Mariani, Giuseppina, destinataria di una lettera di pubblica condanna nel 1996 e del comunicato di pre-scomunica nel 2001. Con Giuseppina abbiamo parlato tante volte di tutto ciò. Giuseppina era ben consapevole di tutto. Nella sua umiltà è andata avanti, serbando nel Suo Cuore tutte queste amarezze, che sia il potere religioso sia quello civile le hanno provocato, nell’attesa che le cose potessero mutare. Prima Giuseppina non alzava la voce e le cose non andavano bene. Ora che si alza la voce per difendere ciò che deve essere difeso, le cose non vanno comunque bene. Comunque si fa, mai bene va».

Spiegano che così è il mondo e la sua logica: «contraria a quella di Dio. Così è stato per i veri santi. Mai sono stati acclamati dal mondo in vita. Questo dovrebbe far riflettere coloro che ora acclamano Bergoglio e demoliscono la Nuova Gerusalemme». Fanno un parallelismo con Padre Pio che «rappresenta un esempio che tutti conoscono. Prima la Chiesa Romana ha umiliato, attaccato e demolito la Sua Persona; ora tutti si servono del Suo Nome e delle Sue spoglie mortali per alimentare i propri interessi personali. Subì numerose indagini al tempo della costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza. Anche allora si disse che era stata costruita con l’intervento di personaggi legati al malaffare. Calunnie su calunnie, che alimentarono un clima di tensione, anche all’interno della magistratura. Calunnie alimentate ad arte, false, rivelatesi infondate. Dio vince sempre. Ma Dio vince con l’aiuto degli uomini di buona volontà. Giuseppina ha dato vita allo Spirito che anima questa Chiesa per consentire a Dio di vincere il mondo. Non una Chiesa di fanatici o di visionari, le cui storie fantasiose sono riportate sui giornali. Ma la Chiesa di uomini e donne che, morti al mondo, vivono nel mondo per dare testimonianza al mondo dell’Opera di Dio, con equilibrio e santità, senza fanatismi o stravaganze. E per aiutare e riscattare i piccoli e gli umili, gli ultimi, per dare voce a chi non ha voce».

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