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Il sindaco di Gallinaro scrive al Papa. E il vescovo Antonazzo fa chiarezza

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Il sindaco di Gallinaro scrive al Papa. E il vescovo Antonazzo fa chiarezza

Gallinaro

Tre punti per ristabilire la verità su Gallinaro

Ordine pubblico, dignità, decoro morale e religioso. Potrebbe fermarsi a questi elementi, che appartengono al primo punto dei tre contenuti nella lettera dell’Amministrazione Piselli, il senso profondo della missiva che il sindaco di Gallinaro ha deciso di far recapitare a papa Francesco dopo la scomunica. Ma proseguendo nella lettura si intuisce perché il primo cittadino abbia voluto spiegare al Santo Padre cosa turba il cuore della comunità, investita da una situazione tanto gravosa. E per farlo ha usato, a nome della sua squadra e dei suoi concittadini, parole che vengono dal profondo «nella speranza che il Suo cuore venga toccato nel leggere questa umile lettera con la stessa prorompente forza con cui ha toccato il mio, nello scriverla».

“Osservazioni di massima urgenza in merito agli ultimi eventi occorsi nella Comunità di Gallinaro”: si legge nell’oggetto di una lettera che di ordinario non sembra avere proprio nulla. «Santo Padre corre l’obbligo, legato al mio ruolo di sindaco e alla mia coscienza di cattolico di sottolineare con fermezza tre aspetti cruciali che impattano sul passato, sul presente e sul futuro della comunità che rappresento» scrive il sindaco.

«Si tratta di aspetti caratterizzati da necessità e urgenza tali da obbligarmi a scrivere direttamente a Sua Santità senza alcun indugio. Mi scuso, pertanto, sinceramente, con le illustrissime autorità ecclesiastiche che leggono per doverosa ed opportuna conoscenza. I tre aspetti che intendo evidenziare ed approfondire sono i seguenti: ordine pubblico, dignità e decoro morale e religioso; preoccupazione conseguente al fatto che Santa Romana Chiesa e la società civile possano considerare tutti gli individui, le formazioni sociali e la comunità di Gallinaro complici della stessa trama scismatica di cui si è resa unica responsabile la onlus denominata “Casa Serena di Bambino Gesù”. autoproclamatasi il 4 ottobre 2015, “Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme”; suggerimenti in merito alla possibile via d’uscita, sia da un punto di vista cattolico che da una prospettiva laica, della situazione che ci vede tristemente coinvolti».

Nel dettaglio

Poi, proseguendo nella lettera, il sindaco Mario Piselli entra nel merito. «Quanto al primo aspetto, nel corso degli anni l’Amministrazione comunale e la parrocchia di San Nicola e San Leonardo (della quale non mi permetto di sintetizzare il pensiero, ma esprimere una opinione attendibile perché oggettiva) hanno assistito alla nascita ed alla evoluzione del fenomeno “Gesù Bambino di Gallinaro”, nello strenuo, sincero e costante tentativo di ricondurre il medesimo ai principi di una sana e rispettosa convivenza - sotto il profilo laico - e di totale aderenza ai principi di Santa Romana Chiesa, sotto quello religioso. Tanto premesso la comunità di Gallinaro non si è macchiata di coesistenza in malafede con questo fenomeno, salvo l’aver svolto attività nel pieno rispetto delle regole civili (necessarie a garantire ordine pubblico e vivibilità in un piccolo paese come Gallinaro) e cattoliche».

Per i suggerimenti, poi, ovvero per il terzo punto della lettera, Piselli aggiunge: «Il suggerimento che umilmente mi permetto di porre all’attenzione di sua Santità, per risollevare le sorti della nostra comunità civile e parrocchiale, è quello di accettare il nostro invito e fare visita a questa terra così tristemente provata ed afflitta. Solo ciò può restituire serenità, dignità e redenzione alle nostre famiglie».

 

«La scomunica non è punitiva: è una medicina»

Quello del vescovo Antonazzo non è un monito. Ma un invito. Nel convegno diocesano aperto a tutti gli operatori pastorali che si è tenuto ad Aquino non poteva non parlare della profonda ferita aperta dalla situazione venutasi a creare dopo la scomunica di Santa Romana Chiesa per la Nuova Gerusalemme. E il buon pastore di anime ha lanciato la volata ai fedeli, chiedendo per tutta la comunità di Gallinaro una preghiera speciale affinché la fede li aiuti a superare questo momento di difficoltà.

«La scomunica è un atto medicinale» ha ribadito più volte il vescovo Antonazzo. «Non si gioisce per la scomunica - ha ricordato il vescovo a margine del convegno - E ci dobbiamo sentire veramente un po’ tutti toccati e dispiaciuti per i nostri fratelli e sorelle incappati in questo raggiro religioso. Conserviamo per loro un atteggiamento di tenerezza e misericordia, invocando fortemente lo Spirito Santo: non è stato risolto il problema. Si è fatta verità, ma ora c’è da accompagnare la comunità auspicando anche la possibile integrazione di tutti quanti nelle proprie parrocchie. Mi chiedete da più parti quale sia il significato di questo atto: non c’è bisogno, come pure per l’aborto, di un atto della Chiesa che ti faccia sapere di essere scomunicato (scomunica latae sententiae). Per essere destinatari della scomunica bisogna aderire a questa dottrina e lo si deve fare in modo formale e continuativo» ha spiegato Antonazzo.

«La scomunica non è una punizione, è un atto medicinale: il fine è la conversione della persona dagli errori in cui si è ritrovato. Esprime lo spirito della Misericordia per quanti potrebbero aver aderito a quelle dottrina. E la scomunica - ha ricordato ancora Antonazzo - è reversibile, grazie all’intercessione dei vescovi, se c’è pentimento. Vorrei che tutti noi esprimessimo un particolare affetto e una preghiera per la comunità di Gallinaro, che sta soffrendo per questo».

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