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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Durata dei fallimenti: Ciociaria tra i peggiori
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Durata dei fallimenti: Ciociaria tra i peggiori

Frosinone

La Ciociaria è la prima delle ultime. Si può sintetizzare così la classifica, pubblicata sull’edizione di ieri del Sole 24 Ore, su dati Cerved, dei tempi di durata dei fallimenti. La graduatoria è stata stilata per provincia, senza tener conto dell’esistenza su uno stesso territorio di più tribunali, come è il caso di Frosinone e Cassino. Precisato questo, il Frusinate rientra nel gruppo dove le cause di fallimento durano di più: in media 10,1 anni.

Si tratta del risultato migliore registrato dal gruppo di province più lente in questo senso: dopo Frosinone ci sono, infatti, Lecce (10,2), Palermo e Ascoli Piceno (10,3), Fermo (10,5) e Latina (10,6) per scendere fino a Vercelli 814), Messina (14,1) e Siracusa (16,2). In questo gruppo sono 25 le realtà censite dallo studio. Nel Lazio l’ultima è Rieti con 13,3.

C’è poi un gruppo con la quasi totalità delle province italiane aperto da Mantova (5,1), Torino e Monza e Brianza (5,3), le migliori e chiuso da Viterbo (9,8), Macerata e Chieti (9,9). Roma fa parte di questo gruppo ed è tra le più virtuose con una media di 6,1 anni.

C’è poi una restrittissima elite di province guidata da Trieste, la migliore d’Italia, con 3,1, seguita da Bolzano a 4,2, Como 4,6, Vivo Valentia e Crotone 4,7, Milano 4,8. Il divario dunque tra le migliori e le peggiori è particolarmente accentuato.

Tuttavia, negli ultimi anni il trend è in miglioramento con una progressiva discesa dei tempi medi di durata di un fallimento che, dal top del 2010 con 8,8 anni ha cominciato una lenta, ma costante discesa fino al 7,4 del 2015. Tra i motivi di questa tendenza c’è, senza dubbio, il decreto legge 132/2015 sulla giustizia civile che - come argomenta il quotidiano economico - ha stabilito per la liquidazione dell’attivo un termine massimo di due anni, pena la revoca dell’incaricato per il curatore fallimentare.

Tanto che - osserva il Cerved - tra il settembre 2015 e il marzo 2016 c’è stato un incremento del 13% dei fallimenti chiusi. Mentre nel primo trimestre 2016 le pratiche chiuse sono state circa tremila, con una crescita del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

La riduzione dei tempi è collegata anche alla diminuzione dei fallimenti delle ditte individuali, quelli che, normalmente, richiedono tempi più lunghi. Per cui si nota una riduzione della durata media da 90 a 83 mesi, mentre la quota di procedure definite entro il biennio ha superato il 20%, record del decennio.

Nel 2015 i tribunali italiani hanno pronunciato 145mila sentenze di fallimento e concluso oltre diecimila procedure, alcune anche ultra ventennali. Tra i motivi dell’allungamento dei tempi di durata procedimenti c’è anche il fatto che le società, nell’ultimo anno, non hanno adempiuto al deposito del bilancio, il che si ripete nell’82% dei casi con la conseguenza che il curatore fallimentare ci metterà più tempo per scoprire le poste attive.

Un altro fattore è il numero dei dipendenti: più sono e più aumentano i tempi di durata dei fallimenti.

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