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Papa Francesco

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I seguaci del "Bambinello" scomunicano Papa Francesco

Nazionale

L’ eretico, per loro, è Papa Francesco. È lui che ha smarrito la retta vita. I seguaci del Bambinello di Gallinaro non ci stanno ad essere messi all’indice come infedeli. Sostengono che Santa Romana Chiesa non può scomunicare chi ha fatto una scelta diversa. Pertanto non intendono cospargersi il capo di cenere. Ritengono che non ci sia niente di cui pentirsi e che la posizione assunta da Jorge Maria Bergoglio è arrogante e non conforme agli insegnamenti cristiani. Ma per il Sant’uffizio gli adepti della Nuova Gerusalemme si sono macchiati del delitto di scisma.

Tanto che la Conferenza episcopale italiana sta inviando a tutte le parrocchie d’Italia la decisione assunta dalla Santa Sede. Sotto la lente finiscono ora i finanziamenti del cinque per mille. Nelle casse del sodalizio religioso sarebbero finiti 300.000 euro dal 2006 al 2012. E i mattoni per costruire l’Arca sarebbero stati venduti a 300 euro l’uno.

Sul rogo, fosse anche virtuale, non ci vogliono finire. Il “pentito figliuolo” lo respingono al mittente. E se c’è un eretico, dicono, quello è Papa Francesco. La Chiesa Universale della Nuova Gerusalemme reagisce duramente alla scomunica del Santo Padre. Il ruolo che il gruppo tenta di assumere riporta alla memoria quello degli eretici medievali. Ovvero: non una mancanza di fede ma un bisogno di vivere diversamente la propria religione.

L’obiettivo che i seguaci si prefiggono è quello di rimettere in discussione l’intero mondo ecclesiastico. Per loro “la retta via” è quella di Gallinaro. Ma al di là delle eresie, appurate e sanzionate dalla Chiesa di Roma, emerge il giro economico che ruota intorno al “Bambinello”. «L’istituzione guidata da Jorge Maria Bergoglio – evidenziano - vorrebbe comunicare al mondo che chi vive la spiritualità della nostra Chiesa non è in comunione con Dio».

I seguaci del sodalizio religioso non ci pensano proprio a cospargersi il capo di cenere. La “folgorazione sulla via di Damasco” non li sfiora neanche lontanamente. «Il Papa e i suoi ministri – dicono - possono scomunicare coloro che li seguono nella loro eresia, non altri che da tempo non sono più in comunione con lo spirito che anima Bergoglio».

Nel confessionale, quindi, non intendono entrare. Anzi sostengono che nel peccato è il Vaticano. «La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme – argomentano -, già istituita per volere di Dio Padre Onnipotente e animata dallo Spirito Santo, ora sorge per manifestare la veridicità e l’intramontabilità degli insegnamenti cristiani autentici, che con Cristo nostro Signore e in Maria Santissima sono, e sempre saranno, contro la recente presa di posizione assunta, con arroganza e fuori tempo, dall’istituzione guidata da Jorge Maria Bergoglio».

La scomunica nei loro confronti è arrivata al termine di una meticolosa istruttoria portata avanti dalla Congregazione per la dottrina della fede. Il delitto che Santa Romana chiesa imputa loro è lo scisma. Per gli “investigatori” del Papa non c’è dubbio: la Nuova Gerusalemme diffonde dottrine falsamente religiose e insegnamenti biblici distorti ed estranei alla verità dei testi sacri. Ma a “battersi il petto”, secondo i seguaci di Samuele Morcia, deve essere Sua Santità e tutto il clero. «Gesù Cristo - argomentano - aveva preannunciato tempi duri e difficili che la cristianità autentica avrebbe dovuto affrontare negli ultimi tempi.

Tutto ciò che era stato annunciato si sta compiendo e si sta attuando. I principi fondanti la vera cristianità sono gravemente compromessi, a causa dell’azione di chi ora, servendosi del suo potere religioso e dell’indifferenza e della competenza del mondo, sta sovvertendo e distruggendo la vera eterna legge di Dio». La costituzione del gruppo risale al 4 ottobre del 2015. Dall’indagine condotta dal Sant’Uffizio emerge che l’attività portata avanti rappresenta un “gravissimo abuso”.

Chi continuerà ad aderire violerà l’articolo 1364 del diritto canonico: scomunica “latae sententiae”. Il perdono potrà avvenire solo con il pentimento, attraverso una sorta di abiura. Dovranno essere i parroci, su mandato del Vescovo Antonazzo, ad accertare il “passo indietro” dei fedeli. Dispute religiose a parte, ora saltano fuori i finanziamenti dai gruppi di preghiera.

Nelle casse del sodalizio, negli ultimi anni, sarebbero finiti 300.000 euro, anche attraverso il 5 per mille. A versare l’obolo sono state, in tutto, 2.500 persone. Particolare anche la raccolta per la costruzione della struttura d’accoglienza. Le pietre per l’edificazione sarebbero state vendute a 300 euro l’una.

L’associazione, nel passato, ha ricevuto anche un finanziamento di 25.000 euro da parte dell’assessorato ai Servizi Civili della Regione Lazio. Intanto la scomunica, partita dal Sant’Uffizio, è già in viaggio verso tutte le diocesi d’Italia su disposizione della Conferenza episcopale italiana.

La Nuova Gerusalemme fa appello alla libertà di culto

La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme ora attacca. Non ci sta a passare per scismatica e accusa. Con una nota inviata per email precisa «che la libertà religiosa in Italia è garantita dalla Costituzione, che ne ha affermato il suo pieno riconoscimento nel senso più compiuto, sancendo il principio di non discriminazione su base religiosa (articolo 3), l’uguaglianza di tutte le confessioni di fronte alla legge (articolo 8), la libertà di professare il proprio credo, sia individualmente che collettivamente, di promuoverne la diffusione e di celebrarne il culto in pubblico o in privato a meno che i riti non siano contrari al buon costume (articolo 19), la libertà di espressione, di assemblea e di riunione e la libertà di organizzare associazioni religiose (articoli 17, 18 e 21).

La tutela della libertà religiosa, peraltro, è garantita anche della Corte Costituzionale che nelle sue pronunce ha progressivamente inteso la libertà religiosa nella sua più ampia accezione, affermando il suo completo rispetto nel nostro ordinamento».

Ma non solo. La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme ha chiesto «di rettificare i termini “setta” e “santone”, riferiti rispettivamente all’ente di culto e alle persone di Samuele Morcia e di Giuseppina Norcia. Infatti tali termini e toni offensivi e denigratori risultano inaccettabili e per niente ossequiosi della dignità e della libertà altrui».

Il fenomeno religioso era sotto osservazione da tempo e già nel 2001 l’allora diocesi di Pontecorvo-Aquino-Sora aveva preso le distanze. Alla Nuova Gerusalemme èc ollegata una onlus, la “Casa Serena del Bambino Gesù costituita, si legge sul sito,“per volere divino” a febbraio del 2001.

L’obiettivo è quello di realizzare una «struttura di accoglienza per tutti coloro che giungono alla Nuova Gerusalemme», chiamata l’Arca, un santuario per accogliere i pellegrini. Per fare questo la fondazione raccoglie delle donazioni anche tramite il 5x1000.

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