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Sabato 03 Dicembre 2016

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Avvocato finisce nella morsa degli usuraiA giudizio un albanese e un fiuggino
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Imprenditrice sfida gli strozzini
per salvare il figlio

Boville Ernica

Vittima di usurai denuncia i suoi strozzini. È la storia di un’imprenditrice coraggiosa che la crisi economica e le cattive conoscenze avevano ridotto sul lastrico. Costretta a chiudere un’azienda ben avviata ma ormai piena di debiti, oggi è tornata a vivere e a lavorare. La minaccia di morte al figlio adolescente le ha dato il coraggio di alzare la testa e denunciare un sistema malato e pericoloso.

I fatti

A soli trent’anni aveva già tutto: una bella casa, una famiglia e un’azienda tessile ben avviata. Da semplice sarta era riuscita a rilevare il vecchio laboratorio dove aveva imparato il mestiere, trasformandolo in una realtà imprenditoriale tra le più importanti della provincia di Frosinone. Un’azienda arrivata a produrre capi per marchi di moda internazionali, con un giro di affari notevole. Purtroppo con la crisi le commesse iniziarono a calare. Così l’imprenditrice, piuttosto che chiudere, decise di accettare l’aiuto di persone “fidate” e di una donna in particolare. A farle conoscere era stato il proprietario del laboratorio, tra l’altro ex titolare dell’azienda. Quella “amica”le aveva offerto di procurarle contatti con nuovi marchi. Lei avrebbe fatto solo da tramite. Il lavoro non mancava. A mancare furono invece i compensi dovuti per la merce prodotta.

Così l’imprenditrice, che ormai aveva dato fondo ai suoi risparmi, si vide costretta a chiedere un primo prestito, sicura di poterlo onorare una volta pagata dai committenti. I soldi, invece, non rientravano mai. In sei mesi era arrivata a versare ai suoi “strozzini” oltre 10 mila euro, che aumentarono quando accettò un altro prestito in cambio di cambiali per un debito di oltre 300 mila euro. La rete dei contatti si arricchiva, intanto, di nuovi “benefattori”. Solo la minaccia di morte a lei e al figlio adolescente la convinsero a denunciare anni di soprusi che avevano portato la sua impresa sull’orlo del fallimento.

A seguito di accurate e complesse indagini, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone, Vittorio Misiti, ha riconosciuto gli estremi per dichiarare l’i mprenditrice vittima di usura. Difesa dagli avvocati Gabriele Scaccia e Marco Cianfrocca, la donna ha oggi ottenuto la riduzione del pignoramento dei beni e salvato la sua casa. Inoltre, l’adesione al fondo di solidarietà istituito per le imprese vittime dell’usura, le garantirà presto un “risarcimento” grazie al quale si impegnerà a ricomprare il laboratorio (posto sotto pignoramento) e a riassumere le sue ex dipendenti. Tutti i protagonisti della vicenda sono imputati per il reato di estorsione ed usura.

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