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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Case e aziende in zone a rischio: la nostra Provincia in testa alla classifica regionale

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Case e aziende in zone a rischio: la nostra provincia in testa alla classifica regionale

L'allarme

Abitazioni e industrie in zone pericolose. Il primato se lo aggiudica la provincia di Frosinone. È quanto emerge dai dati di Ecosistema Rischio, l’indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, che scatta una fotografia aggiornata sul sistema idrogeologico e valuta le attività messe in campo dai comuni per prevenire e mitigare tale rischio.  

Nel Lazio l’84% dei comuni conta abitazioni in aree a rischio idrogeologico, il 34% ospita interi quartieri, il 73% industrie, il 25% strutture sensibili come scuole e ospedali e strutture commerciali o ricettive. Nel 21% dei comuni si è continuato a costruire in aree inidonee negli ultimi 10 anni. Solo il 27% svolge un lavoro di mitigazione del rischio complessivamente positivo, il 21% ottiene un punteggio scarso e la maggior parte, il 52% insufficiente.

Tra i capoluoghi laziali, in testa alla classifica c’è Frosinone, con un punteggio di 7,25, per la presenza di abitazioni e industrie in zone a rischio ma non di strutture sensibili, che ha dichiarato di mettere in campo attività di informazione e pianificazione e di non aver costruito negli ultimi 10 anni aree pericolose. Il 3,75 di Latina, secondo Legambiente, è indice di grosse lacune rispetto alle attività di allertamento e pianificazione. Non mette in campo un serio sistema di monitoraggio, è dotato di un piano di emergenza non aggiornato e non informa i cittadini.

«La situazione di Roma l’abbiamo vista bene appena due venerdì fa quando una giornata di pioggia l’ha fatta sprofondare nel caos più totale. L’evidente paralisi di tutti i piani, che pure ci sono, rappresenta il segno inequivocabile che qualcosa non funziona - ha dichiarato Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio - . Gli eventi piovosi sono ormai sempre più frequenti. Occorre uno stop all’incessante colata di cemento. Nel momento dell’emergenza serve agire con più decisione e impegno, servono esercitazioni con la popolazione per facilitare la gestione delle criticità, rivedere, se serve, i piani».

Solo la metà dei comuni, il 55%, ha effettuato la manutenzione ordinaria nell’ultimo anno fra le attività di prevenzione, il 61% ha realizzato opere di messa in sicurezza, il 59% ha recepito il Piano di Assetto Idrogeologico, un esiguo 7% ha optato per la delocalizzazione delle abitazioni, nessun comune per quello dei fabbricati industriali.

Tra le attività di protezione civile maggiormente diffuse nei Comuni laziali figurano innanzitutto l’individuazione di aree di accoglienza in caso di calamità COC (59%). Quello che emerge dal rapporto è che soltanto il 57% dei centri considerati ha un piano di emergenza, divenuto obbligatorio con la legge 100 del 2012, ma meno della metà (il 43%) dispone di piano aggiornato e adeguato per affrontare eventuali emergenze.

Meno della metà recepisce il sistema di allertamento regionale (41%). Nel 34% dei Comuni vi è la presenza di una struttura protezione civile h24, un terzo ha avviato attività di informazione e sistemi di monitoraggio e allerta, mentre esercitazioni si svolgono solo in un quarto dei Comuni (23%). Legambiente ha inviato il questionario ai comuni considerati ad alto rischio idrogeologico dalle cartografie del Ministero dell’Ambiente.

I numeri analizzati si riferiscono a 44 amministrazioni del Lazio poiché delle 63 che hanno risposto al questionario, i dati di 19 amministrazioni sono stati trattati separatamente, perché hanno dichiarato di non avere strutture in aree a rischio. Sedici i paesi della provincia di Frosinone finiti nel dossier dell’associazione ambientalista. Ad Alvito, Belmonte Castello, Boville Ernica, Castelliri e San Vittore il rischio riguarda le abitazioni. Ad Anagni sotto stretta osservazione ci sono le industrie, i quartieri e le strutture sensibili. A Ceprano, Coreno Ausonio, Piglio e Vicalvi: aziende e abitazioni. A Patrica: aziende, abitazioni e obiettivi sensibili.

A Pontecorvo aziende e quartieri. A Trevi Nel Lazio: abitazioni e obiettivi sensibili. Quello che emerge è che molti Comuni non hanno inviato i dati richiesti. Eppure nel Frusinate sono diversi i centri a rischio idrogeologico. Sui 91 comuni della provincia, secondo un dossier Isspra, 46 sono a pericolosità elevata di frana, ovvero il 52,7%, con un totale di 500 chilometri quadrati (15,2%). In Ciociaria duemila delle 35 mila imprese attive si trovano in zone a propensione di frana, mentre i beni culturali in territori con probabilità di dissesto sono 97 su un totale di 915, poco più del 10%.

Su poco meno di mezzo milione di abitanti in provincia di Frosinone sono 36.000 le persone che vivono in aree a elevato rischio frane, tre volte in più rispetto a quelle di Latina (circa 11.000).

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