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Clinica degli orrori, in dieci a giudizio
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Clinica degli orrori, in dieci a giudizio

Cassinate

Sono dieci gli ex dipendenti dell’Eugenio Litta di Grottaferrata chiamati a comparire il prossimo 29 giugno davanti ai giudici del tribunale di Velletri per essere sottoposti a giudizio immediato. Lampante l’evidenza della prova in quella clinica dell’orrore in cui, tra le vittime, era ospitato anche il piccolo del Cassinate. Lo stesso che la famiglia, con tanti sacrifici, aveva affidato a educatori esperti, pensando che fosse l’eccellenza. Chiuse le porte, invece, era un vero e proprio lager per piccoli pazienti disabili.

Indescrivibili i maltrattamenti sugli ospiti - 16 ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 20 anni tra cui anche il piccolo del Cassinate - picchiati con i manici delle scope, insultati,minacciati e persino rinchiusi nelle loro stanze. I maltrattamenti riservati ai ragazzi disabili erano aggravati dalla piena fiducia che i genitori riponevano negli operatori: la mamma del Cassinate che ha riconosciuto suo figlio dalle immagini del Nas che hanno filmato le torture ha purtroppo saputo con dolore che l’aguzzino del suo piccolo era la stessa persona della quale avevano massima fiducia.

La stessa che lo lavava ogni mattina, che lo accudiva, che lo aveva preparato persino per la Comunione. E che poi «lo aveva malmenato e trascinato per terra facendogli strusciare il sedere fuori dalla stanza» scriveranno gli inquirenti nel fascicolo aperto sulle violenze all’interno del centro. Molti quelli che venivano forzati a mangiare o percossi. Le attività investigative sono andate avanti per circa tre mesi. Le principali figure coinvolte nella vicenda, quelle di un educatore professionale e un assistente socio sanitario: i più violenti.

Ma in tutto sono state 10 le ordinanze di custodia cautelare. La madre del piccolo cassinate - che in questa dolorosa battaglia si è affidata agli avvocati Laura Russo e Alessandra Salera – ritiene che suo figlio sia stato anche legato, soprattutto durante i pasti. O comunque per limitare la sua iperattività. «Vorrei che pagassero per le torture inflitte ai bambini. Chiedo giustizia per mio figlio e per tutti i piccoli» ha detto ai suoi legali la signora dopo aver appreso dell’imminente inizio del processo in cui gli imputati saranno chiamati a rispondere, a vario titolo, di maltrattamenti aggravati, abuso di potere, lesioni e abuso di metodi di correzione. Ovvia la costituzione di parte civile, già depositata.

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