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Moneylander, sei anni d’inferno: ha avuto fine ieri il maxi processo iniziato nel 2010

Pontecorvo

Sei anni di processo, quasi 50 udienze e circa 120 testimoni. Si è concluso con un’assoluzione piena per tutti i coinvolti il maxi processo nato dall’operazione “Moneylander” del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. La stessa che nel 2009 portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 13 persone, di cui 5 finite in manette, al sequestro di 7 conti correnti, a decine di perquisizioni personali e domiciliari per un giro d’affari - scrissero allora gli inquirenti - di 5 milioni di euro.

Assolti ieri “perché il fatto non sussiste” tutti gli imputati. Nessuna ipotesi, dunque, di associazione a delinquere finalizzata all’usura e (a vario titolo) alla estorsione aggravata per gli imprenditori di Pontecorvo Antonio e Marcello Matassa assistiti dagli avvocati Ranaldi, Carocci e Troiano; per l’allora comandante della polizia municipale di Pignataro, Antonio Evangelista, che aveva scelto attraverso il suo legale Mariano Giuliano di rinunciare alla prescrizione. Assolta anche la pontecorvese Oliviana Ripa, assistita da Attilio Turchetta.

L’infermiera di Arnara - Giuseppina Roma - difesa da Giampiero Vellucci e Emanuele Carbone - era stata già assolta in abbreviato. Le contestazioni Le indagini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza erano partite da alcuni movimenti finanziari che gli inquirenti avevano ritenuto sospetti. Addirittura nelle pagine del faldone aperto su un presunto sodalizio dedito all’usura era stato scritto in merito ad azioni di minaccia ed intimidazione nei confronti delle vittime dei tassi ritenuti usurari.

Un anno di indagine e intercettazioni. Poi la denuncia di 13 persone, tra cui i cinque sottoposti agli arresti, e sequestri di ingente valore. Tra i beni persino tre plessi scolastici di Pontecorvo (quello di Sant’Oliva, di Traversa e di Melfi di Mezzo) per i quali venne immediatamente presentata istanza di dissequestro perché non di proprietà degli imputati. Poi l’inizio del processo con giudizio immediato, un rito speciale caratterizzato dall’assenza dell’udienza preliminare richiesto solo se occorre l’evidenza della prova.

La sentenza di ieri è, però, arrivata dopo 6 anni di udienze dibattimentali con l’escussione di quasi 120 testimoni. Sei anni di reclusione, quelli chiesti dal pm. Oltre all’assoluzione per le ipotesi di reato più gravi ieri il Collegio ha anche dato lettura della sopraggiunta prescrizione per altre contestazioni, come quelle di simulazione di reato ed esercizio abusivo dell’attività.

«Voglio ringraziare i miei legali Ranaldi, Carocci e Troiano per la professionalità e soprattutto il sostegno che mi hanno dimostrato in tutti questi anni credendo nella mia innocenza - ha dichiarato a caldo Marcello Matassa, dopo la sentenza - E la magistratura che ha svolto un lavoro certosino nella ricerca della verità. Ora, lette le motivazioni, penso di procedere nella richiesta di danno per ingiusta detenzione».

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