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Tribunale di Cassino

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Operaio nei guai per abusi sessuali: la sentenza

Esperia

Era stato trascinato in aula per abusi sessuali nei confronti della sua convivente, oltre che per lesioni e maltrattamenti. E lui, 40 anni, operaio, di origini rumene, era stato additato dalla comunità di Esperia, dove si era trasferito dopo il suo arrivo in Italia, come “l’orco”.

Ci sono voluti 3 anni di processo, due perizie ginecologiche, l’escussione di numerosi testimoni e una forte indagine difensiva dell’avvocato Maria Palma per chiarire che l’operaio non aveva in alcun modo commesso la presunta violenza in danno della donna, conosciuta in Italia, con cui aveva condiviso tanti anni della sua vita e l’amore per un figlio.

Condannato invece dal Collegio a 4 mesi (pena sospesa) per lesioni dopo un alterco piuttosto concitato avvenuto alla stazione. Come emerso in aula, ribadito poi anche nella discussione del legale, l’uomo sarebbe stato attirato dalla sua ex convivente in una “trappola”: con una telefonata la donna avrebbe fatto intendere all’uomo che stava andando via insieme al piccolo nato dal loro amore, ormai molto distante da quando nulla sembrava potesse allontanarli.

All’arrivo sui binari, per quello straziante saluto, la situazione sarebbe degenerata tanto da rendere necessario l’intervento dell’Arma. Sconfessato in maniera inequivocabile, invece, il contestato abuso sessuale che la donna avrebbe subito dopo un periodo di lontananza da casa proprio nella stessa sera in cui avrebbe fatto ritorno ad Esperia per provare a ricucire lo strappo.
Dietro le pesanti accuse formulate a carico dell’uomo forse proprio l’ombra di una nuova relazione della donna che avrebbe fatto crollare tutto. E trascinato il quarantenne in tribunale.

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