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Omicidio Mollicone: ripartono le indagini sulla morte del brigadiere Santino Tuzi

L'interno dell'auto di Santino Tuzi in un'immagine repertata

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Omicidio Mollicone: ripartono le indagini sulla morte del brigadiere Santino Tuzi

Arce

Manca il provvedimento nelle mani della difesa, ma non la certezza. Le indagini sulla morte di Santino Tuzi saranno riaperte per un’ipotesi di istigazione al suicidio. Una svolta, quella dettata dalla lungimiranza di una Procura  più che mai ferma nella volontà di dare un volto e un nome a chi ha provocato tanto dolore. E dalla tenacia di una famiglia, quella del brigadiere, che attraverso l’avvocato Rosangela Coluzzi e sostenuti dalla criminologa Cordella, non si è mai arresa. Puntando il dito su quei troppi punti oscuri (primo fra tutti il mistero sui telefoni ignorati) di un’inchiesta che inevitabilmente correva parallela con quella aperta sulla morte di Serena Mollicone. Fino al punto, evidente,  di intersezione: la testimonianza di Tuzi ai magistrati sulla presenza di Serena in caserma il giorno della sua scomparsa. Era stato chiamato per confermare quanto già riferito, ma a quell’appuntamento Santino non arriverà mai: l’11 aprile del 2008 il brigadiere si toglierà la vita - si ipotizzerà - con un colpo di pistola. Il caso, aperto come omicidio, verrà derubricato come istigazione al suicidio. Poi seppellito come suicidio, nonostante le tante incongruenze gridate con forza dalla famiglia del brigadiere che prima di morire acquistò una nuova scheda telefonica. Una scelta incomprensibile, sembrerebbe. E invece no. Santino forse sapeva di essere intercettato e di poter essere “incastrato” per le sue dichiarazioni scomode. Quello che avvenne poco dopo, nei pressi di una diga, rappresenta il giallo collegato direttamente a quello Mollicone. Forse solo il tassello mancante per raggiungere la verità. «Sono molto contento. Ora forse sarà possibile capire chi lo chiamava e perchè. E raggiungere la verità - ha commentato papà Guglielmo - Chiunque sia stato si porta sulla coscienza due persone innocenti. Questa nuova svolta della Procura potrebbe davvero incastrare il colpevole». «Vedremo gli accertamenti richiesti a cosa porteranno - ha commentato il procuratore capo Luciano D’Emmanuele - È stata accolta la richiesta dei familiari e andremo a fondo, portando a termine tutto ciò che sarà possibile fare».

 

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