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Toti trans, lo spettro del fallimento
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Toti Trans, c'è il fallimento: crack da 40 milioni

Frosinone

La formula della visura camerale è chiara: “Fallimento: emessa sentenza dichiarativa di fallimento. Data provvedimento: 27 aprile 2016”. Il maglio pesante della crisi si è abbattuto sulla Toti Trans, storica azienda di trasporti nazionali ed internazionali, con quattro sedi tra la provincia di Frosinone e la Lombardia, che vede interrompersi così, bruscamente, un percorso iniziato negli anni Sessanta del secolo scorso. Nell’immediata vigilia della “Festa del Lavoro”, ironia del destino, il tessuto economico provinciale perde un altro importante pezzo, gettando nell’incertezza assoluta più di cento lavoratori e le loro famiglie.

La storia

La Toti Trans srl, con ricorso depositato il 30 gennaio 2015, aveva proposto una domanda con riserva di concordato preventivo in continuità aziendale, ovvero quella forma di concordato preventivo che consente di ristrutturare i debiti aziendali, riequilibrando la situazione patrimoniale dell’impresa, prevedendo la prosecuzione dell’attività d’azienda da parte del debitore o da parte di terzi che rilevino l’impresa mediante compravendita o atto di conferimento, per salvare l’azienda. Nelle more della presentazione del piano concordatario il Tribunale di Frosinone aveva nominato un commissario giudiziale. Nel frattempo la Toti Trans aveva depositato presso il Tribunale una modifica della proposta concordataria da “in continuità aziendale” a liquidatoria e il 14 ottobre 2015 il Tribunale aveva, quindi, aperto la procedura di concordato preventivo nei confronti della Toti Trans srl.

L’azienda, nella sua proposta di concordato liquidatorio, aveva prospettato ai creditori la cessione di tutti i suoi beni, compreso il ramo d’azienda attualmente affittato che porta avanti l’attività imprenditoriale, e il recupero degli importi oggetto di pignoramento presso terzi, con il pagamento integrale delle spese in prededuzione e dei creditori privilegiati, mentre il pagamento dei creditori chirografari era stato proposto nella percentuale stimata di 8,58% - 8,50%. Il tutto, stando al piano, nell’arco temporale di cinque anni.

I debiti

L’esposizione debitoria dell’azienda si aggirava e si aggira intorno ai 40 milioni di euro. Un monte importante le cui voci principali erano e sono rappresentate da 16 milioni di debiti verso le banche, 7,5 milioni di debiti di natura tributaria, 4,3 milioni di debiti verso i dipendenti, 3,6 milioni di debiti verso gli enti previdenziali. Per curare le sofferenze finanziarie e per tentare di tornare in bonis, l’azienda aveva messo sul piatto della bilancia innanzitutto la riscossione dei residui attivi ma, soprattutto, la vendita di alcuni corposi beni immobili tra cui il compendio industriale ex Alcatel di Frosinone, al quale nel corso degli ultimi tempi si erano interessati diversi soggetti senza, tuttavia, formalizzare alcuna offerta; il compendio industriale adibito a stoccaggio merci sulla zona Asi nel capoluogo e quello di Ferentino, con annesso terminal ferroviario. A questo punto, però, sono sorte delle riserve da parte del commissario giudiziale che, nella sua relazione al Tribunale, aveva segnalato una serie di criticità relative ad alcuni immobili inseriti nel piano concordatario ponendo in evidenza un difetto di titolarità degli stessi in capo alla debitrice per le quali l’imprenditore era stato chiamato a rendere conto dal Tribunale.

L’ultima udienza Il 19 aprile scorso, all’esito dell’udienza con oggetto i chiarimenti richiesti, il collegio, sulla scorta dei documenti e delle memorie acquisiti, e dopo aver ascoltato i presenti, ha revocato “l’ammissione alla procedura di concordato e “ha disposto, come da separato provvedimento, sulla dichiarazione di fallimento” dell’azienda. Il futuro E ora cosa accade? Non è da escludere che la Toti Trans possa presentare appello. L’attività imprenditoriale non cesserà e andrà avanti grazie all’affitto di ramo d’azienda ad altra impresa. Il tutto nell’attesa che le procedure fallimentari si completino, che i creditori ricevano le comunicazioni ufficiali e che si attivino per cercare di vedere soddisfatte le proprie pretese. E i posti di lavoro? Chissà. Intanto c’è il 1° maggio.

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