Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Lunedì 05 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









La casa diventa una "prigione"

Il giovane disabile fermo davanti all’ascensore guasto del proprio palazzo

0

La casa diventa una "prigione"

Cassino

“Prigionieri”in casa. È la storia di due fratelli disabili di Cassino, 16 e 19 anni. Da giorni costretti nel loro appartamento in via Garigliano, nelle palazzine Ater. Non possono uscire neppure per una semplice passeggiata in cortile. L’ascensore è rotto. Non vuole saperne di ripartire e di dare “respiro” alla vita di questi due ragazzi che non possono utilizzare le scale. Dunque sono bloccati in casa: niente passeggiate, niente incontri con gli amici, niente uscite pomeridiane. Non c’è altra scelta per loro che restare chiusi tra le quattro mura di casa. Tra la televisione e l’affetto dei loro genitori.

“Vittime” inconsapevoli di un problema tecnico che nessuno si affretta a risolvere. Né per loro né per gli altri residenti della stessa palazzina Ater. Infatti nel palazzo l’ascensore non è utilizzato solo dai due ragazzi, ma ci sono diverse persone anziane che da quando ha smesso di funzionare stanno avendo molte difficoltà. A gridare tutto il suo dolore è il papà, stanco di sentirsi “trascurato” dall’ente.

«Diverse sono state le chiamate fatte - racconta con rabbia papà Cristian - ma la situazione non è cambiata. Nessuno è venuto a sistemare l’ascensore e i miei ragazzi sono costretti a rimanere in casa». Una storia che si ripete.

Non è la prima volta che l’ascensore si rompe e lascia i ragazzi prigionieri nelle quattro mura domestiche. È sempre il papà a raccontare che nel settembre del 2015 si era rotto il motore e aveva lasciato tutti a piedi. Sistemato dopo diversi solleciti e ricorso alle forze dell’ordine, ora l’incubo ascensore è tornato. Questa volta a fare cilecca sembrerebbe essere stato il meccanismo delle porte. Riparato una settimana fa, ma di nuovo fuori servizio da 4 giorni. E giovani e anziani sono rimpiombati in un incubo.

«Ci sentiamo abbandonati - continua papà Cristian - Dopo diverse chiamate all’Ater siamo ancora qui in attesa che l’ascensore venga riparato. È un problema di risolvere subito, non possiamo aspettare mesi. I miei ragazzi non possono solo spostarsi da una stanza all’altra, non possono nemmeno scendere in giardino a prender una boccata d’aria».

L’appello di un genitore che accudisce con amore i propri figli, costretto a vederli “inattivi”, bloccati in una casa che non può certo rappresentare tutto il loro mondo. Anche perché la paura principale è che possano trascorrere ancora tanti giorni prima di poterli riaccompagnare fuori dalla loro abitazione-prigione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400