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Pozzi contaminati, la Viscolube taglia corto: noi non inquiniamo

Un momento della conferenza stampa di ieri pomeriggio alla Viscolube

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Pozzi contaminati, la Viscolube taglia corto: noi non inquiniamo

Ceccano

L’8 aprile il sindaco Caligiore ha firmato un’ordinanza con cui ha temporaneamente vietato l’attingimento di acqua a scopo potabile dai pozzi privati nel raggio di 500 metri dalla Viscolube.

Ieri pomeriggio la conferenza stampa dell’azienda che ha visto l’arrivo nello stabilimento ceccanese dell’amministratore delegato Antonio Lazzarinetti, che insieme al direttore dello stabilimento Francesco Gallo ha chiarito la posizione dell’azienda in questa vicenda. Il dato che più interessa la cittadinanza, dopo l’ordinanza del sindaco Caligiore, è arrivato per bocca dell’amministratore delegato: «C’è una barriera che, a nostro avviso e ad avviso dei piezometri a valle, funziona e pertanto non lascia uscire acqua inquinata». Tutti tranquilli allora? «Per quanto riguarda Viscolube sì», risponde secco Lazzarinetti.

Il sindaco Caligiore ha emesso l’ordinanza basandosi su una relazione dell’Arpa del 2 febbraio 2016 che sembrerebbe essere - come racconta il direttore Gallo - la riproposizione di «una relazione del 2014 già trasmessa, nel gennaio 2015, al comune di Ceccano che all’epoca aveva il commissario prefettizio. La Viscolube non ne sapeva nulla. Il commissario scrive alla Viscolube e ad altri organi competenti, tra cui la Asl che si occupa del monitoraggio dei pozzi. La Viscolube dà immediato riscontro al commissario e qualche giorno dopo l’Asl scrive che non ci sono condizioni per allarmarsi, dopo aver verificato i pozzi, non all’interno dello stabilimento, ma attorno». Se il sindaco Caligiore fosse al corrente di questo carteggio non è dato sapere.

La Viscolube acquista il sito nel 2001 e avvia «l’azione di bonifica del sottosuolo in qualità di soggetto non responsabile dell’inquinamento (...) riconducibile ad altre proprietà». L’azienda ha proposto soluzioni alternative e migliorative del landfarming, per accelerare le dinamiche della bonifica. Al momento non ha ricevuto risposte dall’autorità competente, senza la cui autorizzazione «non può assolutamente modificare il progetto di bonifica».

Nello specifico dell’ordinanza di Caligiore (partita dai rilievi mossi dall’Arpa in cui si segnalano idrocarburi pesanti del “368% maggiori rispetto alla norma”) la Viscolube chiarisce che «la misura di campione è stata rilevata su un terreno sottoposto a landfarming e pertanto inquinato perché ancora da ripulire (...) e che i dati rilevati sulla barriera, in riferimento a sporadici superamenti delle Concentrazioni Soglia Contaminazione, sono stati rilevati, in alcuni casi, da piezometri che erano stati trasformati in pozzi per rafforzare la barriera». Insomma, nessuna responsabilità per eventuali contaminazioni delle falde. Parola di Viscolube.

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