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Funerali Forlini, lettera aperta della moglie: "Abbiamo rispettato le sue volontà"
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Funerali Forlini, lettera aperta della moglie: "Abbiamo rispettato le sue volontà"

Aquino

La morte del compianto dottor Benedetto Forlini, scomparso lunedì scorso dopo una lunga malattia, continua a far parlare. E non solo per l’incolmabile vuoto che ha provocato nel cuore dei tantissimi amici e conoscenti. Ora a prendere la parola, con una lettera aperta, è stata sua moglie.

«Avrei desiderato, insieme alle mie due figlie, vivere questi giorni in un clima di serenità e di preghiera. Tuttavia non posso esimermi dal fare alcune precisazioni per smentire affermazioni che hanno fornito un’immagine distorta del rito funebre celebrato in onore di mio marito e che hanno peraltro esposto la sottoscritta a critiche e calunnie ingiustificate e per niente accettabili da parte di chi, non conoscendo realmente i fatti» ha dichiarato Fabiola D’Anella, moglie del dottor Forlini.

«La prima grave inesattezza che ritengo opportuno precisare riguarda proprio il rito funebre, che si è celebrato nel rispetto della volontà del defunto, il quale ha chiesto espressamente di essere accompagnato alla Casa del Padre dalle preghiere dei fedeli della Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme e secondo il rito di tale Chiesa. Pertanto non è affatto vero che io, come moglie del defunto, non abbia “concesso la bara” per l’altro funerale. Piuttosto ritengo di aver dimostrato anche in questo fedeltà a mio marito, facendone rispettare le ultime volontà che mi aveva confidato. Di questo le mie figlie sono testimoni».

Per la vedova Forlini, dunque, è importante chiarire che non siano stati celebrati “due funerali per un morto” né tanto meno che sia stato celebrato un “funerale senza bara per Forlini”. «In verità l’unica celebrazione del funerale di mio marito si è svolta dinanzi al suo feretro secondo il rito della Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme, per rispettare fedelmente le sue ultime volontà. L’altra funzione religiosa altro non è stata che un rito di suffragio celebrato secondo i canoni della chiesa romana. Una celebrazione che per giunta non era stata richiesta da mio marito. Inoltre risulta quanto mai offensivo e inopportuno tacciare la sottoscritta e gli altri partecipanti al vero rito funebre di essere “seguaci”. In realtà io sono fedele della Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme e non “seguace” di qualcosa di non ben definito. La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme è ben definita ed è cristiana nella pienezza, perché testimonia e comunica gli insegnamenti autentici di Cristo, pur comprendendo che mai come in questo tempo storico tali insegnamenti possano non incontrare il favore di tanti che, pur professandosi cristiani, nei fatti tradiscono tali insegnamenti. In quanto cristiana, oltre che essere donna animata da un profondo senso civico, ho sempre rispettato e sempre rispetterò le idee altrui per quanto possano essere in contrasto con le mie».

Poi la moglie di Forlini ha parlato delle volontà di suo marito: «Per onorare la memoria di un defunto è necessario innanzitutto che ne siano rispettate le volontà oltre che le sue spoglie mortali. E a tal proposito devo purtroppo segnalare che qualcuno ha pensato bene di “onorare” tali spoglie appiccando il fuoco al cuscino di fiori che con tanta devozione io e le mie figlie avevamo fatto preparare per mio marito e che era stato deposto ai piedi della sua tomba. Tale gesto subdolo e sconsiderato si stava rivelando altresì pericoloso, in quanto l’incendio stava divampando in maniera incontrollata investendo anche altre tombe. Fortunatamente tutto si è risolto senza gravi conseguenze, ma resta la gravità del gesto, per il quale la sottoscritta ha esposto anche una denuncia contro ignoti perché ne siano individuati i responsabili. Tanto è dovuto per rendere onore alla memoria del mio amato sposo e per amore della Verità».

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