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Dal vescovo Antonazzo il monito alla politica: no alle guerre personali

Il vescovo di Sora Gerardo Antonazzo

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Caso Antonazzo, serve chiarezza. La Camera Penale vuole fare luce sull’intera vicenda

Cassino

Una vicenda sulla quale è necessario fare piena luce. Tanto il clamore, altrettanto il “danno d’immagine subito”. Il caso Antonazzo ha portato la Camera Penale di Cassino a consegnare, ieri, una lettera al procuratore capo dottor D’Emmanuele, al presidente del tribunale dottor Ghionni, al vicario dottor Capurso e al presidente del Coa, avvocato Di Mascio.

«La vicenda che ha riguardato il vescovo Antonazzo - scrivono - non doveva assurgere agli onori della cronaca, perché, per il codice di procedura penale, nella fase delle indagini preliminari, tutte le notizie, gli atti, e quant’altro si trovano all’interno dei fascicoli processuali sono protette dal diritto alla riservatezza».

Per i penalisti tutti gli indagati, non solo quelli di alto lignaggio, hanno diritto a conoscere direttamente e in maniera riservata le contestazioni che vengono loro mosse. «Il codice prevede, per questo, la notifica dell’avviso delle conclusioni delle indagini preliminari e fino a tale momento nulla dovrebbe esser portato a conoscenza. Le eccezioni a questa ferrea regola sono rappresentate dalle misure cautelari e dagli incidenti probatori.

Nulla di tutto questo ha interessato la vicenda dell’alto prelato e per questo stupisce il fatto che compaiano sulla stampa locale e nazionale sia la sua posizione di indagato e sia le contestazioni mosse. Il danno d’immagine subito dall’alto prelato, purtroppo, non è stato rimediato dalla successiva notizia di richiesta di archiviazione del fascicolo processuale, perché improcedibile per vizi legati alla modalità della acquisizione della notitia criminis.

Bene ha fatto l’Osservatorio dell’Ucpi, che vede come referenze l’avvocato Borzone, a stigmatizzare l’accaduto. Sulla stessa linea, e non poteva essere diverso, si pone la Camera Penale di Cassino, ligia al rispetto delle norme processuali. La riservatezza che il codice impone deve essere garantita a tutti, nessuno escluso».

Alla fine, l’appello: «Invitiamo il Procuratore capo a far luce sulla vicenda affinché si chiarisca il perché di tale notizia sia diventata di dominio pubblico, in spregio alla riservatezza riconosciuta dal codice, ed il come sia stato possibile». Così il direttivo della Camera Penale di Cassino non esclude una mobilitazione per la difesa dei diritti in favore di chiunque, e delega il suo presidente - l’avvocato Edoardo Rotondi - a incontrare il Procuratore capo per le opportune azioni.

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