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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Sospetto di pozzi inquinati vicino alla Viscolube: il sindaco vieta l'uso dell'acqua
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Terreni inquinati vicino alla Viscolube: attesa per le indagini

Frosinone

Anche il Comune di Frosinone guarda con attenzione il caso dei terreni inquinati nei pressi della Viscolube. Anche se l’area insiste nel territorio di Ceccano, tanto che il sindaco Roberto Caligiore ha emesso un’ordinanza per il divieto di usare i pozzi della zona, c’è preoccupazione per la porzione di territorio di Frosinone potenzialmente interessato. C’è attesa per le comunicazioni ufficiali, anche al Comune di Frosinone, dei risultati delle analisi dopodiché si valuteranno i provvedimenti.

La conferma arriva dal primo cittadino. «Siamo in attesa di ricevere la documentazione ufficiale dell’Arpa e degli altri enti pubblici che in questi anni hanno potuto disporre sia delle informazioni che delle competenze a intervenire - afferma Nicola Ottaviani - Probabilmente su una materia come questa la collaborazione tra le istituzioni è assolutamente indispensabile, per evitare equivoci o ritardi come purtroppo abbiamo dovuto constatare da parte di qualche amministratore pubblico un po’troppo distratto o che aveva sottovalutato l’importanza della tutela dell’ambiente».

Ma quando arriveranno i dati cosa farete? «Naturalmente - replica Ottaviani - nel rispetto delle competenze, ma anche dei doveri territoriali, nel caso in cui dovessimo acquisire, tramite gli accertamenti dell’Arpa, elementi che attestino l’inquinamento di porzioni di aree ricadenti nel confine della città di Frosinone, saranno adottate immediatamente le ordinanze previste dal testo unico sugli enti locali, più in generale, da quelle disposizioni volte a presidiare la tutela della salute e dell’ambiente».

Il caso non è limitato alla sola Viscolube. «È evidente che tutte le imprese che sono ubicate a ridosso del casello autostradale di Frosinone - conclude Ottaviani - possono anche rientrare nel territorio di Ceccano o a cavallo del perimetro di due o più comuni, ma non possono certamente essere sottratte, rispetto a un profilo di interesse collettivo che incide direttamente sul territorio di Frosinone, non fosse altro per situazioni di contiguità ed anche in virtù del principio del buon senso».

Il caso era nato all’indomani della decisione, da parte del primo cittadino di Ceccano, di emettere un’ordinanza divieto di utilizzo dei pozzi che ricadono nei pressi dello stabilimento della Viscolube, proprio al confine tra i due territori. Il provvedimento, dell’8 aprile, faceva riferimento a una nota dell’Arpa Lazio, del 2 febbraio, con la quale si comunicava che «i campionamenti e le relative analisi del sito Viscolube, hanno evidenziato sul bacino di landfarming la concentrazione del parametro “idrocarburi pesanti” maggiore del 368% rispetto al valore previsto».

Ma non solo, l’Arpa indicava che «nelle acque di falda è stata riscontrata l’elevata concentrazione di inquinanti sia nei piezometri all’interno del sito che in quelli posti a valle della barriera idraulica». Tra i due atti una richiesta, datata 11 marzo, con la quale il Comune di Ceccano chiedeva, senza risposte, al ministero dell’Ambiente di riesaminare il progetto di messa in sicurezza.

La Viscolube è intervenuta per respingere le accuse mosse dall’Arpa. «I dati rilevati nel corso degli anni confermano la validità della bonifica per la quale, sinora, la Viscolube ha investito oltre 5 milioni di euro», ha fatto sapere la società. Inoltre per la Viscolube «le ipotesi dell’inefficacia della barriera idraulica e della conseguente fuoriuscita di sostanze inquinanti dal sito siano prive di fondamento». Con riferimento ai dati diffusi dall’Arpa e in particolare il superamento del 368% della soglia prevista per gli idrocarburi pesanti, l’impresa fa sapere che «si tratta di una misura rilevata su un campione di terreno sottoposto al trattamento di bonifica e pertanto ovviamente inquinato. La bonifica avviene all’interno del bacino di landfarming che è impermeabile e a tenuta stagna e pertanto senza impatti esterni».

Viscolube ricorda di aver fatto le analisi che hanno portato alla scoperta di «contaminazioni pregresse non riconducibili all’attuale proprietà», ma anche di aver chiesto di modificare «per adottare ulteriori miglioramenti tecnologici» il sistema di bonifica e di esser in attesa, dal 2012, dell’ok del ministero. Sul caso interviene l’assessore alla Cultura di Ceccano Stefano Gizzi che dice: «Caligiore si è subito attivato, ha sollecitato l’intervento del ministero, ha tenuto più incontri con la sua maggioranza; pur in assenza del Bilancio approvato per il 2016 ha reperito la somma di 10.000 euro per le nuove analisi, ha predisposto l’attivazione di consulenze ed interventi da parte del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, di studiosi del settore giungendo poi alla prima ordinanza emessa in merito dall’amministrazione di Ceccano».

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