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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Omicidio Mollicone, tutti pronti per la prova del Dna

La vittima Serena Mollicone

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Omicidio Mollicone: a caccia delle impronte decisive

Arce

Sembra un circuito chiuso, quello su cui gli inquirenti stanno correndo per raggiungere la verità su Serena. Un circuito che sembrerebbe condurre sempre alla porta “incriminata”, quella contro cui - secondo le ipotesi avanzate dalla Procura di Cassino per il delitto Mollicone - Serena urtò la testa con violenza. Prima di finire cadavere nel bosco dell’Anitrella, dando vita ad uno dei gialli irrisolti più importanti del nostro Bel Paese.

Eppure l’apparenza, quasi sempre, inganna. E attorno a quella porta c’è un universo di indagini in atto, affidate ai carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, segretissime quanto di assoluto valore. Infatti mentre sale l’attesa per sapere quando papà Guglielmo potrà attendere il ritorno a casa di sua figlia ora nelle mani degli esperti del Labanof di Milano (dopo la riesumazione), questa mattina verrà conferito l’incarico per espletare ulteriori accertamenti sulle impronti digitali.

E, secondo le prime informazioni trapelate, non soltanto sulla porta: nulla può essere lasciato in secondo piano, ora che la verità sembra così vicina da poterla quasi sfiorare. Per questo, dopo il necessario conferimento dell’incarico in Procura a Cassino, si procederà secondo i tempi e i modi dettati dalla magistratura ad eseguire speciali accertamenti sulle impronte digitali. In primo luogo su quelle che potrebbero essere rilevate sulla stessa porta trasferita a Milano, insieme ai resti della studentessa di Arce. Sia su quanto possa essere ritenuto di interesse investigativo. Già a metà dello scorso mese di marzo erano state disposte mirate analisi sulla porta che si trovava all’interno della caserma di Arce per stabilire a quale alloggio appartenesse, dal momento che di fatto risultava appoggiata ad un muro e quindi spostata. L’orizzonte, ora, si allarga.

La difesa dei Mottola, rappresentata dall’avvocato Germani, resta ferma nella sua posizione, già resa nota: «Continuiamo a dirci assolutamente tranquilli. Anzi, speriamo che vengano eseguiti quanto più accertamenti possibili per arrivare alla verità. Anche nei confronti del mio assistito, che non può non essere sereno sapendo di non aver fatto nulla, si spera che l’espletamento di tutti gli esami vengano esperiti nell’arco dei sei mesi disposti dal giudice: non si può essere di certo indagati a vita». Accertamenti fondamentali per la famiglia Mollicone che affidandosi nelle mani degli inquirenti, attraverso la professionalità dell’avvocato De Santis, spera dopo 15 anni di onorare la promessa fatta a Serena: darle il riposo dei giusti, che lei attende da troppo tempo.

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