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Pasticceria chiusa per usura. Due imprenditori del Basso Lazio rischiano il processo
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Pasticceria chiusa per usura. Due imprenditori del Basso Lazio rischiano il processo

Cassino

Imprenditori rischiano di finire sotto processo per prestiti a strozzo nei confronti di un pasticcere di Cassino. Ieri l’udienza preliminare in cui è stato ricostruito l’intero castello accusatorio nei confronti di due professionisti del Basso Lazio chiamati a rispondere di usura aggravata in concorso.

Su richiesta del pm al giudice delle udienze preliminari occorrerà, prima del 14 luglio data in cui si tornerà in aula, stabilire con maggiore esattezza il presunto tasso usuraio in danno del titolare dell’attività di produzioni dolciarie che due anni fa ha dovuto chiudere i battenti. La vicenda Tutto ha inizio nel 2008, quando un “maestro dei dolci” della città di Cassino decide di mettersi in proprio dopo una lunga e proficua gavetta in un’azienda ben avviata del territorio.

Per poterlo fare, però, ha da parte - mettendo insieme anche i risparmi di una vita dei suoi genitori - circa 30.000 euro: una cifra di tutto rispetto, ma di certo non sufficiente ad acquistare i macchinari e l’intera attrezzatura per aprire una pasticceria. È a questo punto che entrano in scena i due professionisti, con cui la stessa vittima aveva avuto modo di intrattenere dei rapporti personali perchè grossisti dell’azienda presso cui lavorava in passato. I due promettono al volenteroso artigiano un aiuto concreto e rassicurazioni costanti per far fronte al pagamento delle cambiali che di volta in volta gli venivano presentate.

Cambiali divenute, però, sempre più ravvicinate e sempre più onerose fino al 2010, quando in un periodo di estrema difficoltà economica - sotto la spinta di una feroce crisi - la vittima comunica agli imprenditori di non essere più in grado di onorare i pagamenti pattuiti.

Una situazione drammatica, in cui oltre al dispiacere del fallimento all’orizzonte si stava incancrenendo il dolore per aver prosciugato persino i conti familiari. Ma alle preoccupazioni del pasticcere gli imprenditori avrebbero fatto fronte con rinegoziazioni che gli stessi definivano “convenienti” e pensate “solo” per aiutarlo. Fino al 2012.

Quando il maestro delle dolcezze, non riuscendo più a pagare, decide di chiudere l’attività e denunciare tutto - attraverso l’avvocato Ernesto Cassone - alla Guardia di Finanza. L’indagine Seguiranno ricostruzioni meticolose e complesse, cambiale dopo cambiale. Maggiorazione dopo maggiorazione.

Secondo una prima stima delle cifre corrisposte si potrebbe parlare addirittura (in totale) di 250.000 euro pagati per coprire il debito. Una cifra molto più alta di quella chiesta in prestito. Ieri, in seno all’udienza preliminare per i due professionisti chiamati a rispondere di una pesante ipotesi di usura, il pm ha chiesto che fosse qualificato il presunto tasso a strozzo chiesto all’artigiano. A luglio la decisione del giudice sul rinvio a giudizio.

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