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Dal vescovo Antonazzo il monito alla politica: no alle guerre personali

Il vescovo di Sora Gerardo Antonazzo

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Sesso e tonache, molestie sui seminaristi: indagato il vescovo Antonazzo

Cassino-Sora

Molestie sessuali, indagato il vescovo Antonazzo

di Katia Valente

Una doccia gelata. Un’altra per un territorio già scosso dal terremoto Vittorelli. Una doccia gelata che tocca ancora una volta un alto prelato, una figura arrivata nella terra di San Benedetto per scrivere una nuova era di pace e di riconciliazione. E proprio il vescovo della diocesi di Sora-Cassino-Pontecorvo-Aquino, monsignor Gerardo Antonazzo, risulterebbe indagato - secondo quanto riportato in primis dall’Agi - per presunte molestie sessuali a carico di otto seminaristi.

L’inchiesta sarebbe partita a dicembre scorso quando alla Procura di Cassino sarebbe arrivata una lettera firmata da un giovane seminarista. Nella missiva il racconto di presunte molestie che lui e altri ragazzi, tutti maggiorenni, avrebbero subito. Del procedimento sarebbe titolare il procuratore capo Luciano D’Emmanuele. Un senso di stordimento ha pervaso le menti e i cuori dei fedeli e dei cittadini nella giornata di ieri, quando si sono trovati faccia a faccia con il presunto scandalo. Per tutti, il vescovo Antonazzo - che ha festeggiato i tre anni dalla nomina - è una figura di altissimo livello. Figura storica a cui la Santa Sede ha affidato il delicato compito di “ricucire” la ferita dell’unione tra la storica diocesi di Montecassino e quella sorana. Un pastore a cui è stata affidatala custodia del “gregge” durante lo scandalo Vittorelli quando le “pecorelle” erano assolutamente smarrite. E ora sembra di rivivere quell’incubo.

Anche se dal Vaticano - secondo un’agenzia Ansa - sono stati espressi forti dubbi sulla veridicità delle accuse. «Chi nella Santa Sede- si legge nella nota -è a conoscenza del dossier della procura, trasmesso per conoscenza, sottolinea che contro il vescovo sono state mosse contestazioni costruite ad arte, da persone respinte dal seminario perché considerate non adatte». Dalla Procura arrivano precisazioni doverose, soprattutto alla luce delle informazioni circolate nel pomeriggio e relative alla notifica della conclusione delle indagini. Una nota a firma del procuratore della Repubblica dottor Luciano D’Emmanuele recita: «Relativamente a notizie apparse in queste ore su siti di informazione, riguardanti indagini penali a carico del vescovo della diocesi di Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo questa Procura reputa doveroso e necessario comunicare che non è stato emesso alcun avviso di chiusura indagini».

Poco dopo è arrivata un altro dispaccio direttamente dalla diocesi in cui si legge che Antonazzo, sorpreso e sconcertato nell’apprendere tali insinuazioni, ha affermato: «Sento il dovere di dichiarare la totale infondatezza delle accuse che mi vengono attribuite. Posso, inoltre, assicurare che ad oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione da parte delle autorità competenti circa l’esistenza di un’indagine a mio carico».

Impossibile parlare direttamente con lui. Ieri pomeriggio alle 18 c’erano le cresime nella chiesa Madre di Cassino. Una lunga attesa ha fatto malignare i presenti. Ma alle 18.30, con mezz’ora di ritardo, l’ingresso dalla sagrestia. E la funzione ha avuto inizio. Nessun accenno nell’omelia, solo parole incentrate sul Vangelo del giorno, sull’apostolo Tommaso e sul suo “credere” e “non credere”. Alla fine dell’omelia, un applauso inaspettato. Poi le foto con i cresimati. Per tutti gli altri, solo silenzio. A chi ha provato a fargli domande ha sorriso.

 

 

Una carriera luminosa fino al pastorale

di Giulia Abruzzese

Quando ha vestito i paramenti bianchi e oro, indossato la mitra e imbracciato il pastorale tra una folla festante, centinaia di palloncini bianchi e alte uniformi dei partecipanti, a Sora sono arrivati in migliaia. Era l’11 novembre 2013 e monsignor Gerardo Antonazzo venne accolto con tutti gli onori da sindaci, rappresentanti politici, istituzionali e militari della provincia di Frosinone. Un lungo corteo di religiosi e membri delle confraternite attraversò corso Volsci levando in aria i gonfaloni. La sua nomina è datata 22 gennaio 2013, ad opera di papa Benedetto XVI. Prima di lui, a guidare la Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo c’era stato monsignor Filippo Iannone, nominato vescovo il 19 giugno 2009 dallo stesso Ratzinger, dopo le dimissioni, per raggiunti limiti di età, di monsignor Brandolini.

Da Lecce a Roma: il percorso

Un curriculum di tutto rispetto quello di monsignor Antonazzo. Nato a Supersano, in provincia di Lecce, il 20 maggio 1956, viene ordinato sacerdote nel suo paese a 25 anni. Diventa educatore al Pontificio Seminario Romano Maggiore in Roma dal 1981 al 1987, poi si laurea in Sacra Teologia alla Pontificia Università Gregoriana della capitale. Rientrato nella diocesi di Ugento, a Santa Maria di Leuca, è rettore del Seminario vescovile della stessa Ugento dal 1987 al 1995 e negli anni a venire assume il ruolo di incaricato diocesano e vicario vescovile. Nel 1995 viene nominato direttore e docente della Scuola diocesana di formazione teologico-pastorale, incarico che conserva fino al 2013, anno della sua investitura a vescovo. Assume anche il ruolo di assistente ecclesiastico dell’Equipe-Notre-Dame e dell’Agesci. Il 23 ottobre 2014 la Diocesi si “allarga”, e diventa Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo: aumenta, così, il proprio territorio, la propria popolazione, il numero delle parrocchie e dei membri del clero. Lo scorso febbraio, infine, l’ultimo incarico: la nomina nella commissione episcopale per l’Ecumenismo e il dialogo ad opera del consiglio episcopale permanente.

L’apertura alla società civile

Diverse le occasioni in cui monsignor Antonazzo si è confrontato con la società civile e le istituzioni. Dopo l’incontro con i 60 sindaci della Diocesi ad Atina nel novembre 2015, li riunisce nella basilica pontificia di Canneto per celebrare il Giubileo della Misericordia degli amministratori. Li richiama a «usare la regola del buon governo, facendosi carico della fragilità, affinché la loro funzione pubblica diventi sempre più umana, vicina alla vita delle persone».

 

 

 

Due storie a confronto. Un’unica grande ferita

Una ferita aperta che fa fatica a rimarginarsi. Il caso Vittorelli fa ancora male. Difficile parlare di Montecassino senza che la mente viaggi in direzione dell’ex abate accusato di appropriazione indebita a seguito di un’indagine della Guardia di Finanza. È stato un colpo dritto al cuore dei fedeli cassinati che hanno sempre visto in lui un esempio autorevole. Un ex abate che aveva lasciato la guida della “sua” Montecassino in circostanze misteriose, probabilmente legate allo scandalo che di lì a poco sarebbe trapelato. Anche se le motivazioni dichiarate ufficialmente erano ben altre, legate al decorso della malattia che lo aveva colpito. Un ex abate che ha avuto un ruolo di primo piano nella guida del monastero benedettino. Nessun parallelismo con la vicenda che ha coinvolto Antonazzo.

Due casi diversi, due procedimenti distinti. Nel secondo, poi, si tratta di un’indagine ancora in corso che dovrà essere avallata da elementi fondanti. Ma l’amarezza, nella gente, è la stessa. Il senso di disorientamento, ieri pomeriggio, ha avuto la meglio. Su tutti. Non c’è proprio pace tra abbazia e diocesi, divise sulla carta ma unite da un turbamento che le pervade. In queste ore come qualche mese fa. Per molti è la parola “dolore” quella che resta stampata nell’anima. Soprattutto per quanti conoscono il vescovo. Tra questi il sindaco di Cassino, Giuseppe Golini Petrarcone che ieri sera ha affermato: «Non me la sento di commentare la vicenda in questo momento per l’affetto che nutro nei confronti del vescovo». Ora spetterà agli inquirenti accertare i fatti e dare una risposta al popolo che attende ansiosamente.

E ora chiarezza per una diocesi senza pace

di Alessio Porcu, direttore del Tg Teleuniverso

Non c’è pace tra le mura dell’abbazia. E ora nemmeno sulle rive del Liri. L’inchiesta a carico del vescovo di Sora–Cassino–Aquino–Pontecorvo getta una nuova ombra sulla diocesi. Fitta e nera come quella che pochi mesi fa ha avvolto l’ex abate di Montecassino Pietro Vittorelli. Lo scandalo sessuale che minaccia di travolgere il vescovo Gerardo Antonazzo è però una storia diversa. Tutto si inserisce in un contesto nel quale non c’è traccia né di alberghi a cinque stelle né di serate mondane in priveè di lusso, non c’è né l’odore della cocaina né il profumo della passione intrattenuta con giovani ‘di cucina’, non ci sono chat per incontri gay né spese folli saldate con i soldi delle elemosine raccolte sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani attraverso lo strumento dell’otto per mille. I dettagli sono differenti, lo sfondo pure.

Ma c’è una strana cornice ad unire le due storie. I particolari portati all’attenzione della magistratura attraverso una segnalazione anonima parlano di due momenti di debolezza con un seminarista maggiorenne. E – secondo alcune fonti d’agenzia – con qualche chierico in più e qualche mese in meno della maggiore età. Conta poco: restano scenari da miserie umane. S e ci sono stati comportamenti illegali da parte di sua eccellenza il vescovo in carriera arrivato da Santa Maria di Leuca ‘De Finibus Terrae’, la procura della Repubblica di Cassino li perseguirà e punirà i suoi errori terreni. Qualora non dovessero risultare reati ma solo comportamenti inappropriati, la faccenda sarà tra la coscienza di Gerardo Antonazzo e la Misericordia di quel Signore del quale è stato chiamato a fare il pastore dei pastori.

Ma è la cornice nel quale avvengono le due storie, quella del vescovo e quella dell’ex abate, a far nascere qualche sospetto. Pietro Vittorelli, prima che la sua stella si spegnesse, brillava nel firmamento del Vaticano per la preparazione e l’intelligenza: lucido, brillante, ascoltato nella Conferenza episcopale, in pectore a Papa Joseph Ratzinger che per lui stravedeva; chiunque profetizzava per lui un futuro ancora più radioso. Gerardo Antonazzo è un vescovo in carriera, stimato dal cardinale Dominique Francois Joseph Mambertì (che lo ha consacrato) e dall’arcivescovo Adriano Bernardini che è il nunzio apostolico in Italia; in Nunziatura, Antonazzo è molto considerato. Non a caso gli è stato assegnato come primo incarico la diocesi di Sora (che è un trampolino di lancio verso le gerarchie pontificie) appena fusa con quella di Cassino per creare la seconda più vasta sede vescovile nel Lazio.

Oltre Tevere circola una voce: Papa Francesco sta per muovere le carte, con l’avvicendamento del cardinale Agostino Vallini dalla funzione di Vicario verranno rinnovati una serie di incarichi; Gerardo Antonazzo è tra quelli che ad aprile era destinato a una nuova e prestigiosa sede. Se è una guerra tra tonache, poco male: la Chiesa ha resistito a Papa Borgia e non cadrà certo per una trappola del genere. Se è stata una debolezza umana, la Misericordia di Dio ha perdonato un persecutore seriale come Paolo di Tarso ed avrà certamente cura anche per l’anima di Gerardo Antonazzo da Finibus Terrae. Se ha traviato le coscienze di ragazzi che si avvicinavano alla vita religiosa, se ha trasformato un seminario in una sorta di allegro territorio di caccia per desideri proibiti, se è venuto meno alla sua missione: poco male, siamo nel Ventunesimo secolo e nessuno perderà molto tempo a digerire una delusione in più.

Ma per monsignore vale lo stesso principio invocato per Pietro Vittorelli da Montecassino: continui a coltivare le passioni che più preferisce, ma restituisca l’abito talare. La Chiesa provvederà a consegnarlo, fresco di bucato, a un altro pastore: meno in carriera, ma più adatto per indicare la via ai seminaristi, ai bambini che si avvicinano alla Comunione e a tutti quelli che credono ancora in Cristo e al suo potere di Redentore. Tre ipotesi sulle quali la Procura di Cassino ha il dovere di fare chiarezza e subito: perché è ora che ci sia finalmente pace all’ombra di Montecassino.

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