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Malati di gioco perdono il lavoro: tanti i casi di famiglie sul lastrico

Cassino

Ammalarsi di gioco. Vivere un’ossessione senza esserne fino in fondo consapevoli. Gettare la spugna della propria vita, finendo in un circolo vizioso che fa diventare dipendenti. O forse “schiavi”. Dove il padrone è un dio denaro immaginario. Si perde la fiducia della famiglia e, spesso, anche del datore di lavoro. E così non mancano casi a Cassino di uomini che hanno perso la propria occupazione -direttamente o per mancanza di rinnovo contrattuale - per colpa della ludopatia.

Il dramma

È una vera e propria guerra dove, in genere, perde chi gioca. E si ritrova a bussare alle Caritas, alle parrocchie e, soprattutto ai servizi sociali del Comune di Cassino. Un fenomeno in costante aumento,che rischia solo di creare nuove sacche di povertà in una situazione già abbastanza fuori controllo. Una fotografia nitida riesce a scattarla l’assessore ai servizi sociali del Comune di Cassino, la dottoressa Stefania Di Russo che, sul fronte delle emergenze cittadine, è in prima linea: «Sono tantissime le famiglie di Cassino rovinate dal gioco - spiega - anche gli insospettabili. Di qualsiasi ceto sociale, benestanti o nuclei in grossa difficoltà economica nel tentativo estremo di risollevarsi. Ma se vanno tutte le sere a giocare diventa dipendenza. E tra questi ci sono persone che perdono il posto di lavoro. O altre che non riescono a trovarlo perché vivono una forte difficoltà economica. Oppure perché spesso si viene a sapere che si è ludopatici e nessuno ti assume. La “malattia” del gioco, a volte, è anche associata ad altri tipi di dipendenze. E il problema si complica».

Il sostegno

Sono davvero tante le persone aiutate dai servizi sociali con il pagamento di bollette o altro. «Ma spesso succede che, dopo essersi rivolti all’assessorato, vanno a giocare alle macchinette. Bisogna stare molto attenti». Poi la Di Russo spiega: «Il nostro sussidio è oggettivo, il voucher viene dato a chi ha bisogno - in base a determinati requisiti - poi noi seguiamo la famiglia in senso allargato con visite domiciliari oppure sono loro che vengono a parlare dei problemi. Abbiamo anche inserito una nuova figura, quella dell’educatore familiare, proprio per stare più vicino a genitori e figli».

Le segnalazioni all’assessorato

Ma spesso si scatena una vera e propria guerra tra poveri. «Spesso sono i vicini di casa o chi è più in basso in graduatoria che - magari - viene a segnalarci che una determinata persona o famiglia va a giocare alle macchinette. Segnalazioni corredate anche da foto. Insomma parliamo di una vera e propria guerra tra poveri. Ma aggiungo anche che quando ci segnalano una famiglia che viene da noi per chiederci un aiuto economico e poi è malata di gioco, noi la accogliamo ancora di più. La prendiamo in maggiore considerazione, proprio per aiutarla a uscirne. Per evitare che si rovini ulteriormente».

L’antidoto

Ma il vero antidoto è uno solo: la prevenzione. Sin da bambini. «C’è da fare un’opera di prevenzione importante - conclude l’assessore Di Russo - e bisogna avviarla sin da piccoli. Già da metà aprile ci saranno un’enorme opera di sensibilizzazione all’interno della città grazie all’università. Incontri per combattere o prevenire la ludopatia. Molti si faranno all’interno dei centri anziani. Altri in luoghi strategici. È importante esserci. È importante far conoscere i rischi, spendersi per prevenire un fenomeno che altrimenti è destinato ad aumentare». Presto anche all’interno dell’osservatorio dipendenze ci saranno incontri specifici sulla ludopatia.

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