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Caso Mollicone: iniziato l'esame sulla salma. Riflettori su vestiti e dna
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Caso Mollicone: iniziato l'esame sulla salma. Riflettori su vestiti e dna

Arce

Serena, verità sotto i riflettori

Sono iniziati ieri mattina, a Milano, gli esami autoptici sulla salma di Serena Mollicone. Gli accertamenti sono condotti dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, nominata come consulente tecnico dalla Procura di Cassino. Una decisione presa a seguito delle indagini che in questi ultimi mesi i Carabinieri della stazione di Arce, comandata dal maresciallo Gaetano Evangelisti e dirette dal colonnello Giuseppe Tuccio, del Comando provinciale di Frosinone sotto la guida del maggiore Fabio Imbratta (comandante la Compagnia di Pontecorvo) e dai suggerimenti indicati dalla difesa, dopo che il gip Angelo Valerio Lanna ha deciso di non archiviare il caso.

Uno scenario mutato

Si tratta di una fase sicuramente delicata e importante quella che si svolgerà nei prossimi giorni. Gli esami sulla salma di Serena erano stati eseguiti già quattordici anni fa, all’indomani dell’omicidio, ma questa volta sono almeno due gli ordini di motivi che cambiano lo scenario. Il primo è di natura tecnica. In questi anni gli strumenti di investigazione hanno fatto passi da gigante grazie a tecnologie sofisticate che nel 2001 erano inimmaginabili. Quindi è probabile che ciò che non sia stato visto allora possa invece emergere oggi. E lo stesso discorso vale anche sotto il profilo delle conoscenze investigative che quattordici anni fa, quando venne fatta la prima autopsia, non erano le stesse di cui sono in possesso oggi gli inquirenti. Il filone sulla famiglia del maresciallo Mottola si apre soltanto nel 2008. Per cui all’epoca della prima autopsia, effettuata nel 2001, dal quadro indiziario mancavano la presunta scena dell’omicidio - gli alloggi della caserma dei carabinieri di Arce - e l’ipotesi che Serena avesse battuto la testa contro una superficie dura. Conoscenze che sono invece oggi al centro delle indagini.

La porta

In prima battuta,infatti, la dottoressa Cattaneo dovrà verificare se vi sia o meno una compatibilità tra l’altezza della rottura della porta e quella della ferita alla testa di Serena Mollicone, al fine di determinare se quest’ultima possa effettivamente averci sbattuto contro. La porta risultava essere rotta all’altezza di circa 1,50-1,60 che potrebbe essere compatibile con quella di Serena Mollicone. L’anatomopatologa dovrà riscontrare se alcune particelle, anche microscopiche, della porta siano presenti o meno sulla tempia della giovane o comunque sul suo corpo. L’indizio della porta torna insistentemente negli atti d’indagine perché è stata più volte citata dai testimoni le cui dichiarazioni sulla sua rottura risultavano essere discordanti.

I vestiti

È stato proprio questo uno degli aspetti che, nelle scorse settimane, ha indotto il capitano Cesare Rapone dei carabinieri del Ris di Roma a sequestrarla. Ma non è tutto. Oltre agli accertamenti sulla salma e sulla porta, analisi approfondire verranno anche condotte sui vestiti che la ragazza indossava al momento del ritrovamento, il 3 giugno, presso il bosco di Fonte Cupa. Materiale importantissimo che è stato scortato a Milano lo scorso 22 marzo insieme alla salma di Serena Mollicone, esumata nella mattinata. I primi risultati di questi accertamenti potrebbero arrivare tra una ventina di giorni.


Suicidio Tuzi: la richiesta di riapertura dell'inchiesta

Il giallo sull’omicidio di Serena Mollicone potrebbe conoscere un’altra importante novità. Il pool difensivo di Maria Tuzi, figlia di Santino, il brigadiere dei carabinieri che si è tolto la vita l’11 aprile 2008, si appresta a chiedere la riapertura della indagini. Il carabiniere, in servizio presso la caserma di Arce, si suicidò pochi giorni dopo essere stato ascoltato sull’omicidio Mollicone. È in quell’occasione che Tuzi indicò ai magistrati la presenza di Serena in caserma il giorno della suo assassinio. Qualche giorno dopo il carabiniere sarebbe dovuto tornare in Procura.

L’inchiesta sulla quella tragedia, inizialmente aperta con l’ipotesi di omicidio, venne archiviata e ritenuta estranea al giallo Mollicone. Ma la figlia del brigadiere, Maria Tuzi, non ha mai creduto alla versione dell’insano gesto per motivi passionali. Ad anni di distanza, grazie alle “indagini” condotte dall’avvocato Rosangela Coluzzi e la criminologa Sara Cordella, sono emersi molti punti oscuri che meriterebbero un maggiore approfondimento. D’altra parte lo stesso gip Lanna, respingendo l’archiviazione delle indagini sul delitto Mollicone, chiede che siano sentire a sit tutte le persone che possono aver avuto contatti con Santino, rimarcando che il brigadiere si è ucciso due giorni dopo le dichiarazioni in Procura. Su mandato della figlia del carabiniere, l’avvocato Coluzzi a breve chiedere la riapertura del fascicolo anche su quel misterioso suicidio.


«Una scelta sofferta, speriamo sia utile»

Una decisione sofferta quella di predisporre la estumulazione della giovane arcese che così commenta Dario De Santis: «Era prevedibile che la riesumazione avrebbe determinato forte turbamento nei familiari di Serena. Ma, nonostante ciò, la famiglia ha scelto di non contrastare la richiesta di procedere a tale operazione. Ha anteposto l’interesse a che non si lasci nulla di intentato per assicurare alla giustizia i colpevoli della morte di Serena. Speriamo che la riesumazione si dimostri giustificata e utile».

Momenti interminabili quelli vissuti da papà Guglielmo che così ricorda questa circostanza: «Questo è il momento più doloroso da sopportare dopo la morte di Serena. La sua estumulazione è un altro profondo distacco da lei. Mi consola solo la speranza che il suo corpo parli finalmente alla dottoressa Cattaneo e riveli i segreti che ha custodito in questi lunghissimi 15 anni. I fiorellini da me posti sul suo feretro, l’anthurium scelto del colore del sangue da lei versato, siano sempre accanto a lei in questi giorni che resterà lontana da mia figlia Consuelo e da me. Sarei voluto esserle vicino fino a Milano e restare con lei tutto il tempo necessario per gli accertamenti, ma le persone che mi sono accanto e mi amano mi hanno sconsigliato di farlo per il mio bene, la mia salute, la necessità di continuare la lotta, unite dallo stesso Amore per Serena, per la Giustizia, la Verità. Assistere all’esumazione sarebbe stato per me un colpo fatale. Da casa ho guardato il cimitero in quelle ore sapendo bene che accanto a Serena c’erano delle persone che le volevano un infinito bene: mio fratello Antonio e la moglie, l’avvocato Dario De Santis, la consulente Nadia Milliery Ognibene. Sono confortato da chi mi ama e dalle numerose persone che da ogni parte d’Italia mi scrivono e consolano con frasi e parole che parlano al cuore».

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