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Giallo sulla morte di Fernando Sardelli: emerge un vuoto temporale inquietante

Pontecorvo

Dieci giorni di buio. Sono quelli su cui si stanno concentrando le attenzioni dei carabinieri della Compagnia di Pontecorvo che ora sono alle prese con un mistero di non poco conto, quello che ha avvolto la morte di Fernando Sardelli. Se la sua scomparsa prima e il ritrovamento del suo corpo, poi, avevano già tenuto con il fiato sospeso - oltre alla famiglia e ad un’intera comunità - carabinieri, volontari di protezione civile e tutte le forze dell’ordine impegnate in una ricerca a persona senza precedenti, la novità emersa nelle ultime ore potrebbe aprire un altro fondamentale capitolo nelle indagini che, di fatto, non si erano mai arrestate. Se è vero, infatti, che la relazione medico-legale sulle condizioni del cadavere ha bisogno di un periodo ben più lungo per essere consegnata, quella preliminare ha fatto scattare l’allarme evidenziando che Fernando sarebbe morto tra il 12 e il 13 marzo.

I conti non tornano

C’è un salto temporale importante che ha reso necessario fare retromarcia e tornare persino sugli stessi luoghi - nella zona Valle Romita, ad Esperia -dove il suo corpo è stato trovato senza vita nonostante la imponente task force dei soccorritori avesse battuto a tappeto l’intero territorio. Nulla era stato lasciato al caso: era stato persino svuotato il canale Enel, ipotizzando il peggio. Poi, senza alcuna spiegazione razionale, il cadavere di Fernando Sardelli (scomparso il 3 marzo) era stato trovato senza vita il 17 marzo. Dalla nota preliminare del medico legale è emerso che il decesso sarebbe avvenuto tra il12 e il 13 marzo. Dove è rimasto fino al 17? Possibile che forze dell’ordine, cani e volontari abbiano “ignora - to” quel cadavere a pochi passi dalla diga? O qualcuno l’ha trascinato in quel punto in un secondo momento?

Solo le indagini degli uomini del maggiore Fabio Imbratta, coordinati dal Pm Bulgarini, potranno chiarire tutti questi aspetti e fugare ogni dubbio. Anche perché, in casi come questo, non sarebbe neppure troppo azzardato pensare a ben altri scenari, magari ad una lite finita male e non ad un semplice malore fatale. Anche per questi i militari martedì sono tornati in quei posti. Occorre andare a fondo. E occorre analizzare meglio anche le ferite riportare dall’uomo: potrebbero essere legate a una caduta accidentale. Oppure no. Le ipotesi sono tutte aperte e i militari non stanno escludendo alcuna pista. Forte la vicinanza dell’associazione Penelope alla famiglia.

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