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Petrolio ciociaro al capolinea: disposta la decadenza della concessione alla Pentex
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Petrolio ciociaro al capolinea: disposta la decadenza della concessione alla Pentex

Ripi

Nei giorni in cui si fa sempre più acceso il dibattito sull’estrazione del petrolio in vista del referendum anti trivelle del 17 aprile, in provincia di Frosinone, a Ripi, è stato scritto l’ultimo capitolo di una storia iniziata circa un secolo e mezzo fa. La storia degli unici pozzi petroliferi presenti nel Lazio. Alla fine dello scorso anno la direzione generale per le risorse minerarie e energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico ha decretato la decadenza della concessione mineraria alla Pentex Italia Limited, la società con sede in Gran Bretagna, che nel 1989 aveva rilevato la società titolare dell’originario permesso (1969) dei pozzi petroliferi di Ripi, la Lumax Oil spa.

L’incidente e il lutto

La produzione di petrolio dei pozzi di Ripi si è fermata il 18 aprile quando è scoppiato un devastante incendio che ha coinvolto una condotta di collegamento che, stando a quanto accertato, era interessata da una fuoriuscita di idrocarburi. Le fiamme sarebbero state innescate da un rogo di sterpaglie. Quattro mesi dopo, il 19 luglio, è venuto a mancare Adriano Formichi Moglia, rappresentante in Italia della Pentex e imprenditore che da sempre si era occupato del petrolio ciociaro. Due fatti che, per ragioni diverse, hanno segnato la fine della concessione della Pentex a Ripi. Dopo la morte di Formichi Moglia, infatti, si sono registrati problemi negli avvicendamenti societari.

L’emergenza e la bonifica

Nel frattempo, però, c’era da affrontare con urgenza l’emergenza ambientale causata dall’incendio. I tentativi dell’ufficio minerario di avere garanzie sulla messa in sicurezza sono andati a vuoto, sebbene sui gravi rischi ambientali si erano mossi anche la Prefettura, l’Arpa e il Comune di Ripi. Quindi a farsi carico della bonifica, mediante una procedura in danno, è stato l’Unmig che ha appaltato i lavori ad una ditta specializzata. Intervento che è stato eseguito, tra il 24 e il 26 febbraio del 2015, con la rimozione del terreno contaminato dal petrolio (2 container) e di una parte dell’oleodotto, la caratterizzazione e la messa in sicurezza dell’area.

Le violazioni e la decadenza

Non solo. Gli ispettori ministeriali hanno anche riscontrato «violazioni in materia di polizia mineraria e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro». A quel punto per la concessione della Pentex, scaduta nell’a g osto del 2014, è iniziato il conto alla rovescia. Il Ministero, anche a fronte delle risposte date dalla società, ha concluso che «il comportamento della Pentex, ed in particolare le inadempienze nei confronti delle disposizioni dell’Unmig, ha prodotto, oltre a determinare gravi mancanze, uno stato di fatto inaccettabile per l’esercizio in sicurezza della concessione, che si protrae ormai da oltre un anno».

Gli scenari futuri

Cosa succederà ora? Non è escluso che la Pentex abbia impugnato al Tar il provvedimento di decadenza. Nelle more degli eventuali strascichi giudiziari, quasi certamente la concessione dei pozzi minerari di Ripi verrà messi a bando mediante un’asta pubblica per la ricerca di una nuova società interessata a gestirla.

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