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L'offesa elettorale viaggia su Facebook: Sara Matera denuncia una supporter
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L'offesa elettorale viaggia su Facebook: Sara Matera denuncia una supporter

Cassino

La campagna elettorale si incattivisce. Gli aspiranti sindaci e candidati al consiglio, già da mesi attivi per attrarre consensi, mettono da parte il fioretto e impugnano la sciabola. La lotta si scatena soprattutto sulla piazza virtuale dei social network dove ognuno, sulla propria bacheca, si sente libero di offendere e dare giudizi su altri candidati. I messaggi, virali, rimbalzano sui vari gruppi creati ad hoc appositamente per le elezioni dove si continua a gettare benzina sul focolaio di polemiche facendo divampare così un vero e proprio incendio. Per spegnerlo non basta più il buon senso e il saggio detto “il maggior disprezzo è la noncuranza”.

Sara Matera, candidata al consiglio comunale con Forza Italia a sostegno di D’Alessandro, è stata costretta a ricorrere ai pompieri per metter fine alle fiamme, e alle offese. E così ieri mattina si è recata al commissariato di polizia di Cassino e ha denunciato la persona che, per prima, ha rivolto accuse alla sua persona. Diffamazione aggravata è il reato da cui ora si deve difendere un’altra donna, che in qualche occasione è apparsa in foto, pubblicate sempre sui social, proprio accanto al candidato a sindaco dello schieramento di centro destra.

La donna con un post pubblicato su Facebook alcuni giorni fa aveva schernito la Matera in quanto, da animalista convinta quale si professa, avrebbe commesso degli atti che andrebbero in contrasto con questa sua attenzione e sensibilità verso gli animali. Da qui una serie di accuse, derisioni e post contro la Matera che quindi ieri ha deciso di abbandonare il politically correct e ha sporto denuncia. «Non l’ho mai fatto in precedenza, anche quando c’erano i presupposti. Ma sono ormai giorni che sono oggetto di accuse, ora basta» tuona la candidata forzista. Una denuncia che suona da monito a tutti: la piazza virtuale è come quella reale, non sono ammesse le offese. Altrimenti finisce la battaglia politica, e inizia quella giudiziaria.

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