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Martedì 06 Dicembre 2016

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Assunte per lavorare, ma gratis. La protesta di un gruppo di dipendenti
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Assunte per lavorare, ma gratis. La protesta di un gruppo di dipendenti

Frosinone

Una storia di chi il lavoro non ce l’ha e che, pur di guadagnare qualcosa, si aggrappa a tutto. E quando arriva il lavoro non sempre è la soluzione di tutti i problemi. Anzi.

È quanto ha sperimentato sulla propria pelle un gruppo di persone di Frosinone, in prevalenza donne. Dopo ore e ore passate al call center, le signore lamentano il mancato pagamento di diverse mensilità. Ma quando hanno provato a chiedere il conto alla società nella speranza di incassare qualcosa si sono viste mettere prima in ferie e poi hanno ricevuto la lettera di licenziamento.

Nel frattempo la società, probabilmente per risparmiare i costi, ha provveduto a chiudere una delle due sedi, nel centro storico e a concentrare tutta l’attività in via Moro. La Nwc, National web consulting, è una società con socio unico e capitale sociale di 13.000 euro. Si occupa di costruzione e conduzione di siti web. Ha una sua rete di call center per procacciare clienti, agenti per la stipula dei contratti e grafici per la gestione dei siti internet dei clienti che sono principalmente negozi e attività commerciali. L’impresa, costituita nel febbraio del 2015, è in pianta stabile a Frosinone da settembre. Ma, da indiscrezioni, sembrerebbe pronta a trasferirsi in provincia di Roma.

Grazie al Jobs act ha messo nero su bianco una serie di contratti, per la maggior parte a tempo indeterminato. «Abbiamo ricevuto solo il primo stipendio, ad ottobre, che riguardava i mesi di settembre e ottobre - spiegano alcune lavoratrice arrivate in redazione per raccontare la propria storia - Abbiamo chiesto più volte gli altri stipendi, ma ogni volta venivano differiti con una scusa. Il 29 gennaio abbiamo sbaraccato dalla sede di piazza Paleario, dove, per un paio di mesi non abbiamo avuto l’acqua al bagno e siamo state costrette ad andare al lavoro con delle taniche e ci siamo trasferite in via Moro». Ma la situazione non è cambiata. «Nonostante i contratti con i clienti non abbiamo ricevuto altri stipendi», ricordano le lavoratrici che si sono rivolte a un paio di avvocati per istruire le pratiche per il recupero delle spettanze. Le lettere alla società sono partite.

Le ex dipendenti puntano l’indice sul figlio dell’amministratrice, con il quale hanno avuto contatti, anche se questi nella società, almeno formalmente, non ha alcun ruolo. Pur contattato nel pomeriggio di ieri, sul cellulare e in ufficio, con l’uomo non è stato possibile parlare per ascoltare la sua versione die fatti. Il prossimo atto sarà quello di procedere con i decreti ingiuntivi per il recupero delle differenze retributive, spiega un legale. Poi si andrà in causa. Ma le speranze non sono molte.

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