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Crisi del mattone, il numero dei permessi torna agli anni Trenta

Frosinone

«Andare a cercare nuovi mercati all’estero non è tanto diverso dal trovare un nuovo riposizionamento nel mercato italiano». La sfida del Made in Italy dell’industria delle costruzioni, insomma, si gioca anche in casa. La pensa così Flavio Monosilio, della direzione affari economici e centro studi dell’Ance intervenuto ieri al congresso organizzato dall'associazione dei costruttori edili di Frosinone. Nuove regole e una domanda più selettiva mettono di fronte ad una crisi - intesa anche come opportunità di cambiamento - non soltanto economico-finanziaria, ma anche di sistema. In questo senso il 2016, ha sottolineato Monosilio, potrebbe essere un anno spartiacque, il primo in cui il settore dell’edilizia potrebbe tornare a segnare un segno più, anche se solo dell’uno per cento. Ma rispetto all’ecatombe dell’ultimo decennio è già qualcosa. 

I numeri li ha snocciolati Monosilio: dal 2008 al 2015, il mercato delle abitazioni private si è ridotto di oltre un terzo, nel settore pubblico addirittura il crollo è stato pari al 50 per cento; sono stati 800.000 i posti di lavoro persi, 80.000 le imprese chiuse. Ma il numero che aiuta a comprendere la portata di cosa sia accaduto è quello riguardanti i permessi a costruire nella provincia di Frosinone: fino al 2006 si registrava una media di 1.500-2.000 fino a picchi di 3.000 permessi l’anno. Nel 2013 sono stati rilasciati soltanto circa 400 permessi. Numeri che non si registravano dal 1936. Acqua passata? C’è da aspettare, anche se le previsioni indicano nel 2016 una ripresa, seppure timida. Anche dal pubblico arriva qualche spiraglio: «Nel 2014 in provincia di Frosinone - ha detto Monosilio - sono stati indetti bandi di gara per 50 milioni, nel 2015 per 100». I settori in cui si registrano i maggiori investimenti sono quelli dello sviluppo tecnologico, l’agenda digitale, banda ultralarga compresa, recupero e rischio ambientale.

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