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Emergenza frane, codice sempre più rosso in Ciociaria

Il viadotto Biondi di Frosinone franato il 13 marzo 2013

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Emergenza frane: codice sempre più rosso in Ciociaria, una terra che si sbriciola

Provincia

Un Comune su due presenta aree esposte a pericoli di frana più o meno elevati. È questo uno dei numeri più impressionanti che emerge dal rapporto 2015 sul dissesto idrogeologico realizzato dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il dossier è stato pubblicato ieri e mette di fronte a un quadro noto da tempo: lo stato di salute idrogeologica della provincia di Frosinone è particolarmente malfermo. Le cause vanno ricercate nella conformazione geologica, morfologica e idrografica; ma anche in processi di urbanizzazione, connotati spesso da diffusi fenomeni di abusivismo, che non hanno tenuto nel giusto conto i rischi per la tenuta del territorio. Il rapporto è finalizzato ad una conoscenza dei fenomeni di dissesto e costituisce uno strumento fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio sui territori, fornendo anche il quadro normativo di riferimento. Ma vediamo i numeri della ricerca dell’Ispra.

Le frane

L’analisi tiene conto di diversi parametri. Intanto l’estensione del fenomeno. Su un’area provinciale ampia 3.247chilometri quadrati, ben 492,3, ossia il 15,2 per cento, registra una pericolosità di frana elevata o molto elevata. Soltanto per una piccola porzione di territorio, circa 12 chilometri quadrati, il livello di pericolosità è medio o moderato. Passando ai Comuni: 48 registrano una pericolosità elevata o molto levata. Il dato diventa più allarmante se al rischio di crolli si aggiunge anche quello di esondazioni. E allora l’emergenza riguarda la totalità dei Comuni della provincia. Nel dossier si dà conto anche del rischio per la popolazione
residente. Ebbene, su 492.661 abitanti, sono 36.244 (7,4 per cento) quelli che si trovano in aree con un livello di pericolosità di frana elevata (2.176) e molto elevata (34.068). Circa 30.000 abitanti risiedono in aree dove il dissesto geologico registra rischi medi o moderati. Il rischio ovviamente non è soltanto per le persone, ma anche per le cose. Ecco allora che in provincia di Frosinone sono 2.069 - circa il 6 per cento del totale - le aziende che si trovano in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata. Nello stesso livello di rischio si trovano 97 beni culturali, vale a dire circa l’11 percento del totale. Sono infine 11 chilometri quadrati, circa il 6,5 per cento del totale, le superfici artificiali realizzate in aree in cui il rischio frana è massimo o quasi. Diventano addirittura 44 chilometri quadrati, un quarto del totale, se si prendono in considerazioni i livelli di pericolosità più bassi.


Le esondazioni

Decisamente più contenuti i rischi legati ai fiumi. È pari a 34,3 chilometri quadrati, cioè l’1,1 per cento del totale, l’area a pericolosità idraulica elevata; 52,4 chilometri quadrati a rischio medio,74,2 in cui il livello di rischio è basso. Limitati anche i rischi per la popolazione: sono 2.710 (0,6 percento del totale) quelli che abitano in zone a rischio elevato; 7.556 (1,5 per cento) in aree a rischio medio; 21.372 (4,3 percento) in zone in cui il livello di allerta è basso. Stesso discorso per le imprese: sono 226 (0,6 per cento) quelle che si trovano in zone a pericolosità idraulica elevata. Ancora più ridotti i numeri per i beni culturali: sono 22 quelli che ricadono in zone ad elevata e media pericolosità idraulica. È di oltre 5,5 chilometri quadrati l’area di superfici artificiali esposte a rischi più o meno elevati.

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