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Spese pazze nel Pdl, nuovi guai per Fiorito: a giudizio per calunnia

Fiorito con l'avvocato Taormina

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Spese pazze nel Pdl, nuovi guai per Fiorito: a giudizio per calunnia

Regione

Franco Fiorito dovrà subire un altro processo. È la coda del caso delle spese pazze del gruppo regionale del Pdl e dei relativi dossier per giustificare tale sistema. Nel gran polverone mediatico (e non solo) che si era creato intorno alla figura dell’ex sindaco di Anagni, condannato poi a tre anni e quattro mesi per peculato in primo grado, lo stesso si era auto difeso contrattaccando. Fiorito aveva presentato dei faldoni contenenti fatture delle spese sostenute dal suo successore alla guida del gruppo, Francesco Battistoni. Le stesse, peraltro, che ultimamente hanno interessato anche un’altra procura, nello specifico quella di Rieti, sempre per cene, viaggi e spese di rappresentanza sostenuti dagli allora consiglieri regionali.

Il periodo è infatti quello della giunta Polverini. Da qui era nata una nuova inchiesta, condotta dalla procura di Viterbo dopo che quella di Roma si era dichiarata incompetente. Fiorito nel difendersi dagli attacchi della magistratura aveva prodotto i documenti sulle spese sostenute, tra gli altri, anche dal consigliere viterbese per attività di rappresentanza, cene, pubblicità e comunicazione. L’attuale vicecoordinatore regionale di Forza Italia a sua volta le aveva contestate ritenendo le fatture frutto di un falso dossier, orchestrato per delegittimarlo. Tanto più che il caso era diventato di pubblico dominio, mandando su tutte le furie lo stesso Battistoni.

Ma non solo. Ma se Battistoni non è mai stato indagato per questa storia, nel mirino era allora finito il politico ciociaro oltre che il giornalista di un sito web della Tuscia Paolo Gianlorenzo. Al contrario, come parti offese, risultavano oltre a Battistoni l’allora coordinato reregionale del Pdl Vincenzo Piso, nel frattempo approdato alla Camera, e le segretarie Erica Antonelli (del primo) e Maria Ludovica Nasonte (del secondo). Il gup del tribunale di Viterbo Stefano Pepe, chiamato a decidere sulla vicenda, dopo una serie di rinvii tecnici, ha stabilito che contro Fiorito dovrà essere celebrato un processo, ma non per tutte le imputazioni. In udienza preliminare è infatti caduta l’ipotesi di falso in relazione alle fatture che sarebbero state contraffatte per far risultare le spese del gruppo maggiori di quelle realmente sostenute.

Il giudice ha stabilito il "non luogo a procedere" in ragione del fatto che il falso in scrittura privata è stato di recente depenalizzato. Fiorito, che è stato difeso dall’avvocato Carlo Taormina, è stato rinviato a giudizio, invece, per l’accusa di calunnia nei confronti di Piso, attualmente deputato del gruppo misto. Per la diffamazione nei confronti di Battistoni e la segretaria dovrà difendersi invece il giornalista Gianlorenzo per l’eco che la stampa locale aveva riservato al caso delle fatture. Stando alle accuse sollevate all’epoca dalla procura viterbese, sarebbe stato lo stesso Fiorito a falsificare la documentazione sulle spese del gruppo consiliare. Dal canto suo, il politico di Anagni si era difeso sostenendo di aver fatto semplicemente da passacarte essendosi limitato a girare le fatture che aveva ricevuto da altri. Ora sarà il tribunale di Viterbo a decidere.

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