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Cassino come la Terra dei Fuochi: tumori a livello record, si indaghi per strage

I prelievi effettuati in zona Nocione delle acque nelle falde risultate poi contaminate da ferro, manganese e fosforo oltre i limiti consentiti

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Cassino come la Terra dei Fuochi: tumori a livello record, si indaghi per strage

Cassino

Caso Nocione, l’Amministrazione non si arrende e ci riprova. Nei prossimi giorni verranno ripresentati i progetti stilati in nome di una necessaria bonifica del sito, per ottenere finanziamenti ad hoc. E, stando alle prime indiscrezioni, questa volta i risultati dovrebbero essere positivi. Un ottimismo che permea anche l’impegno dell’assessore all’Ambiente del Comune di Cassino, Riccardo Consales. Ora che gli ambientalisti sono tornati a suonare la carica per far riaprire il caso, la prospettiva di poter procedere nella decontaminazione dell’area appare una accelerata significativa.

«Noi siamo convinti che debba essere cambiato il punto di partenza nell’analizzare la delicata questione» ha dichiarato Edoardo Grossi, membro della Consulta dell’Ambiente di Cassino in merito alla chiusura per prescrizione del caso sull’interramento dei veleni in contrada Nocione. «È indubbio l’impegno profuso incondizionatamente dagli investigatori, primi fra tutti la Guardia di Finanza di Cassino e il Noe di Roma. Un impegno andato, purtroppo, in fumo. Mi auguro che vengano riaperte le indagini:con il solo esame dei faldoni depositati al tempo in Procura - ha ribadito Grossi - si potrebbe già arrivare alla verità. Non sono stati mai perseguiti di fatto neppure i responsabili individuati. Dodici anni i termini della prescrizione per disastro ambientale. Ma qui non si tratterebbe di disastro ambientale. Il reato da individuare, a nostro avviso, dovrebbe essere quello di strage, visto il numero di morti registrato, che non si prescrive mai".

«Se la Procura non dovesse chiamarci, siamo pronti - documenti alla mano - a presentarci spontaneamente dai magistrati» hanno aggiunto gli ambientalisti. «Ringrazio in particolar modo un maresciallo della Guardia di Finanza di Cassino che condusse le indagini. Lo faccio a nome di tutta la cittadinanza, per l’impegno che ha profuso nel suo lavoro e alla sua incondizionata attività investigativa che ha permesso di mettere in luce anche nel nostro territorio il fenomeno dell’interramento dei rifiuti pericolosi e le responsabilità di chi doveva impedirlo» ha sottolineato Grossi. Ora le attenzioni sono tutte rivolte alla superstrada Cassino-Sora e alla zona San Pasquale. La verità, questa volta, non può essere taciuta.

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