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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Operazione della Guardia di finanza Sequestrati oltre 500 prodotti pericolosi
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Fondi pubblici sull'occupazione: la Guardia di Finanza scopre undici truffatori

Frosinone

Una frode sui fondi pubblici per finanziare la nuova imprenditorialità nelle aree svantaggiate. È quella scoperta dalla Guardia di finanza con l’operazione “Return”. Un’operazione condotta sul territorio nazionale che ha anche dei risvolti ciociari: in provincia sono 11 i furbetti stanati dalle Fiamme gialle. In tutto il Lazio si segnalano trenta posizioni irregolari: altre 11a Roma, 7 a Latina e 1 a Viterbo. In Italia il record delle irregolarità è in Campania con 420 (di cui 137 a Salerno) e in Puglia con 206 (di cui 63 a Bari).

L’operazione è stata condotta dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione delle frodi comunitarie nell’ambito della collaborazione con l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, Invitalia. In totale sono stati individuati 1.079 soggetti che hanno percepito indebitamente finanziamenti statali per un totale di 39,5 milioni di euro. Le irregolarità sono emerse mediante l’incrocio di dati sulla posizione di oltre diecimila imprese destinatarie di 411 milioni di euro erogati sulla base della legge che prevede incentivi per l’autoimprenditorialità e l’autoimpiego.

Si tratta del decreto legislativo, del 2000, diretto a favorire l’ampliamento dell’occupazione nonché lo sviluppo della nuova imprenditorialità nelle aree economicamente svantaggiate del Paese attraverso la promozione, l’organizzazione e la finalizzazione di energie imprenditoriali e a sostenere la creazione e lo sviluppo dell’impresa sociale e di quella agricola. Per beneficiare dei contributi pubblici, tuttavia, è necessario rispettare una serie di requisiti quali: essere non occupati alla data della domanda di contributo; comunicare all’ente erogatore l’avvenuta cessazione dell’attività economica beneficiaria del contributo se avviene prima di un quinquennio; non essere titolari di quote o azioni di altre società ammesse ai benefici; non richiedere altre agevolazioni, anche fiscali per 36 mesi dalla concessione dei benefici; non trasferire al di fuori dell’azienda i beni ammessi al contributo.

I soggetti smascherati dalla Finanza, in qualche caso, si sono resi responsabili della redazione di atti falsi. Attualmente l’esito degli accertamenti è al vaglio dei comandi competenti per territori che dovranno concludere le indagini finalizzate all’apertura di un procedimento penale, ma anche per la verifica di danni erariali davanti alla Corte dei Conti. Considerate le operazioni già concluse in passato sullo steso capitolo sono 3.420 le posizioni irregolari riscontrate con tanto di obbligo di restituzione di 100 milioni di euro.

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