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Cassino come la Terra dei Fuochi. Ora si cercano i veleni sotto l'asfalto

Gli accertamenti effettuati sul Nocione prima che il caso fosse archiviato

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Cassino come la Terra dei Fuochi. Ora si cercano i veleni sotto l'asfalto

Cassino

Sedici anni di inchiesta dimenticati. Forse insieme a quei rifiuti seppelliti zona Nocione. Ma adesso che gli ambientalisti sono tornati sulle barricate, chiedendo la riapertura di un caso che non poteva e non doveva morire nell’archivio di una Procura per “sopravvenuta prescrizione”, la questione torna a galla con tutta la sua forza, facendo emergere dettagli di non poco conto.

La Consulta dell’Ambiente di Cassino punta il dito anche su quelle 400 firme raccolte per conoscere la verità sul probabile interramento di rifiuti tossici sotto alla superstrada Cassino-Sora. Una questione che Edoardo Grossi aveva già denunciato, ma senza risposte. «Era il novembre del 2013 quando presentammo una mozione per limitare i danni ambientali conseguenza dei rifiuti interrati nel territorio di Cassino. Una mozione promossa da me e condivisa poi dai parlamentari del M5S - ha puntualizzato Edoardo Grossi, membro della Consulta - proprio in occasione della seduta per discutere del caso Nocione. Nulla è stato fatto per limitare i danni ambientali». E la gente, in tutto l’hinterland, continua ad ammalarsi e a morire. Per questo, ora più che mai, gli ambientalisti hanno deciso di puntare i piedi: occorre scavare per sapere.

Occorre scavare,e non solo in contrada Nocione, per allontanare i dubbi di chi non riesce a smettere di pensare che il numero crescente di cassinati malati di cancro possa avere una qualche correlazione con i sospetti legati all’interramento (e pure massiccio) di rifiuti tossici. Le carte Colui che riconobbe dall’alto la zona di Cassino come area a rischio fu un “tal”Carmine Schiavone che qualcosa di traffico e smaltimento illecito tra Campania e Basso Lazio doveva pur sapere. Accanto a lui, il sostituto commissario della Criminalpol morto per un Linfoma di Hodgking che non gli ha lasciato scampo. Lo stesso che attraverso la sua battaglia senza riserve svelò per primo l’affare milionario e mortale dei rifiuti interrati. Passando, purtroppo, nel Cassinate.

Nell’inchiesta della Criminalpol Lazio-Umbria-Abruzzo, tra le carte redatte proprio da Mancini, appaiono i collegamenti con la città martire e il suo hinterland in un lasso di tempo relativo all’ingresso delle formazioni camorristiche campane facevano il loro ingresso nel «business del traffico dei rifiuti, successivamente ratificato nel cosiddetto “patto di Villaricca”». Si tratta di una linea sottile che legava esponenti di spicco dei Casalesi con imprenditori cassinati pronti ad investire in una banca da aprire a Cassino dove far confluire i proventi dell’attività di smaltimento illecito. La banca non verrà aperta per l’intervento degli inquirenti. Ma lo sviluppo giudiziario della vicenda sarà solo una bolla di sapone. Giallo sull’escavatore Gli ambientalisti sono certi che una grossa mole di rifiuti pericolosi sia stata smaltita non solo sotto ai terreni di Nocione, ma anche sotto la superstrada Cassino-Sora e nella zona che conduce persino al Santa Scolastica. Un testimone sentito durante la costruzione della superstrada descrisse in modo meticoloso un escavatore che doveva servire a costruire la fettuccia d’asfalto e che venne utilizzato per le «operazioni di stoccaggio e di carico effettuate in un piccolo appezzamento situato vicino alla strada del Nocione ovvero quello che da via Sferracavalli portava ad una piccola curva in prossimità del cantiere della Cassino-Sora». Possibile che nessuno l’abbia notato? E che un dettaglio tanto importante si sia perso nelle pagine dell’inchiesta?

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