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Martedì 24 Gennaio 2017

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Vittima delle

Sofia Loren in una scena del film “La Ciociara” di Vittorio De Sica dedicato alle marocchinate tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia

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Vittima delle "marocchinate" risarcita dopo settant'anni per i danni morali

Frosinone

C’è chi si è vista riconoscere il danno morale soltanto sulla soglia dei cento anni. Altre hanno avuto la fortuna di ottenerlo leggermente prima. Settant’anni dopo, le storie terribili delle “marocchinate” - gli stupri di gruppo commessi nel 1944 sui monti Aurunci dai soldati nordafricani inquadrati nell’esercito francese - continuano ad essere una questione di stretta attualità, almeno sotto il profilo giudiziario-pensionistico. Materia di competenza della la Corte dei Conti che in questi anni è stata chiamata in decine e decine di casi a pronunciarsi sul riconoscimento del danno morale a favore delle donne che hanno subito quelle atrocità.

L’ultima pronuncia è di queste settimane: ad una donna della provincia di Frosinone, la più colpita dalla “marocchinate”, i giudici contabili hanno riconosciuto il danno morale che andrà ad integrare la pensione di guerra concessa dallo Stato alle vittime delle violenze carnali. È stato questo l’oggetto di decine di cause che hanno visto fronteggiarsi il Ministero delle Finanze e le donne, per lo più originarie della Ciociaria, che nel maggio del 1944 subirono gli stupri.

Le prime istanze risalgono agli anni Novanta. Vennero avviate sulla scorta della sentenza emessa nel 1987 dalla Corte Costituzionale. La Corte, in particolare, per la prima volta sanciva che la «violenza sessuale è la più grave violazione del fondamentale diritto alla libertà sessuale». La violenza carnale, aggiungevano i giudici, «comporta la lesione di fondamentali valori di libertà e dignità della persona, e può inoltre dar luogo a pregiudizi alla vita di relazione. Tali lesioni hanno autonomo rilievo sia rispetto alle sofferenze ed ai perturbamenti psichici che la violenza carnale naturalmente comporta, e la loro riparazione è doverosa, in quanto i suddetti valori sono, appunto, oggetto di diretta protezione costituzionale». Proprio seguendo il principio sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale, la Corte dei Conti, almeno a partire dal 2011, sta accogliendo tutti i ricorsi presentati dalle vittime, fatta eccezione per cui sono decorsi i tempi di legge per reclamare i diritti. E per la stessa ragione i giudici contabili stanno respingendo gli appelli proposti dal Ministero delle Finanze. Così è successo nell’ultimo caso oggetto della sentenza delle scorse settimane, ma pubblicata soltanto lo scorso 29 gennaio.

Alla donna originaria della provincia di Frosinone (il nome del Comune e gli altri dati sull’identità della ricorrente sono stati coperti da omissis per ragioni di privacy) è stato riconosciuto un trattamento pensionistico in una categoria superiore, comprensivo di danno morale. Le “marocchinate” sono state una delle pagine più “nere” della Liberazione. Ci vollero parecchi anni perché venissero alla luce in tutta la loro crudezza le atrocità subite in quei giorni nei paesi dei Monti Aurunci. Le vicende vennero raccontate nel romanzo di Alberto Moravia “La Ciociara”, da cui Vittorio De Sica trasse l’omonimo film con Sofia Loren.

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